Continuamo con LIBERA MEMORIA Qui la storia del sindacalista Placido Rizzotto raccontata molto bene da Luca Tescaroli.....leggetelo , molto bella la parte finale che racconta come si provo a deviare le indagini in tutte le direzioni possibili pur di non parlare di mafia!!!
......chissà perchè mi sembra un deja vu!!!!
di Luca Tescaroli - 10 marzo 2009
In una fredda tarda serata di fine inverno, un uomo coraggioso, che aveva da poco compiuto 34 anni, uscì dalla Camera del lavoro di Corleone in compagnia di due amici, con i quali si era trattenuto a discutere. Indossava pantaloni blu, giacca chiara, cappotto verde, berretto grigio e scarponi di tipo americano con suole e tacchi di gomma.
L'oscurità era calata su quel piccolo paese annidato nel cuore dell´entroterra occidentale della Sicilia, quando iniziò a passeggiare. Percorse via Bentivegna e si fermò all´incrocio con via San Martino per aspettare il medico condotto Michele Navarra, con il quale doveva parlare degli elenchi anagrafici dei braccianti agricoli di Ficuzza. Navarra quella sera non arrivò. I tre vennero, invece, avvicinati da Pasquale Criscione, suo vicino di casa e gabelloto dell´ex feudo Drago, che dopo poco rimase l´unico accompagnatore di quel giovane, fino a quando non venne raggiunto in via Sant´Elena da Luciano Leggio, che da sotto il cappotto gli puntò una pistola al fianco e gli disse di stare tranquillo perché voleva solo parlargli. Intanto, Vincenzo Collura sopraggiunse e prese quell´uomo sotto l´altro braccio. Divincolandosi con uno strattone dalla stretta, tentò una fuga disperata. Fu breve perché vi erano altre persone nascoste ad aspettarlo. Urlò a squarciagola, ma gli misero in testa delle coperte e lo picchiarono vigorosamente.
Continua
Per saperne di più: Placido Rizzotto Wikipedia , Luca Tescaroli intervista , Colletti sporchi , Audio ultima presentazione Colletti sporchi a Palermo con Salvatore Borsellino e Antonio Ingroia, ( in caso di problemi aprite una finistra esterna)
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martedì 10 marzo 2009
venerdì 9 gennaio 2009
Sonia è al telefono con Angelina Manca e si chiede quanti sanno chi era Attilio Manca
Il bello di Facebook e che puoi diventare amica di persone che ammiri. Lo so che è amicizia per modo di dire però è bello poter sapere le loro emozioni, o almeno quello che vogliono condividere perché fortunatamente sei tu che scegli cosa mostrare (ops…....c’è qualche amico che mostra foto compromettenti ....dimenticavo!).
Condivido con voi lo stato di Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia e di cui ieri c'è stata la commemorazione: Sonia è al telefono con Angelina Manca e si chiede quanti sanno chi era Attilio Manca.
Ops ….chi era Attilio Manca?
La curiosità era tanta e mi sono andata ad informare……naturalmente non ne è venuto fuori nulla di buono....ecco i risultati.
Ma prima un breve riassunto della sua storia scritto da Benny Calasanzio Borsellino.
"...forse un giorno vi racconteranno la storia di un medico, un urologo tra i migliori in Italia, che si suicidò 5 anni fa, il 12 febbraio 2004 , nella sua casa di Viterbo. Vi diranno che era un depresso, che era triste, e che decise che forse era meglio farla finita. Lui si chiama Attilio Manca, Dott Attilio Manca. Si iniettò allora, due volte, sui polsi, una miscela esplosiva di alcool, calmanti ed eroina per farla finita. nel polso sinistro però. Lui che era mancino , in punto di morte , scoprì che era abile ad usare anche l'altra mano. mentre entrava in circolo il mix, diede una testata a qualche muro deviandosi il setto nasale. Poi comincio a sbattere in giro per la casa, a procurarsi ecchimosi ed ematomi su tutto il corpo.
Cosparse la casa del suo sangue, sul letto, sotto il letto, mise il tappo alle due siringhe e ne mise una in bagno ed una in cucina. Poi finalmente morì. Suicidio.
Caso chiuso"
C'è più di un legame tra l'operazione alla prostata a Marsiglia del boss Bernardo Provenzano (allora latitante) e la morte a Viterbo dell'urologo barcellonese Attilio Manca. Nello sfondo i traffici di morte di una delle cosche di mafia più potenti di tutta la Sicilia.
Si nasconde a Barcellona Pozzo di Gotto la chiave per svelare due dei misteri di mafia più inquietanti degli ultimi anni. Primo mistero: l'intervento chirurgico a cui si sottopose in Francia il superlatitante Bernardo Provenzano nell'ottobre del 2003. Secondo mistero: l'omicidio in un appartamento di Viterbo - il 12 febbraio 2004 – dell’urologo barcellonese Attilio Manca. Il suo cadavere fu rinvenuto seminudo sul letto, riverso in una pozza di sangue, il setto nasale deviato, il corpo pieno di macchie emostatiche. Stando agli inquirenti, Manca - mancino - si sarebbe iniettato due volte nel polso sinistro una miscela letale di eroina, tranquillanti e alcol. E il caso archiviato.
Personaggi differenti, mondi distanti, ma un'unica storia, forse coincidente. Provenzano giunse in Francia l'1 ottobre 2003. Dopo aver trascorso una ventina di giorni in un appartamento di Marsiglia, il 24 ottobre venne ricoverato nella clinica Casamance di Aubagne, sotto il nome di Gaspare Troia. Provenzano subì una delicata operazione alla prostata e la degenza si protrasse sino al 31. Poi rientrò a Marsiglia e il successivo 4 novembre era già in Sicilia.
Attilio Manca è uno dei primi urologi in Italia ad eseguire un intervento alla prostata per via laparoscopica, una tecnica appresa nell'ospedale Montsouris di Parigi e che si realizza insufflando anidride carbonica nell'addome attraverso l'ombelico. Secondo i genitori, mai rassegnatisi agli esiti delle indagini sin troppo superficiali, potrebbe essere stato Attilio a visitare e assistere il boss in quella trasferta d'oltralpe e successivamente. L'ipotesi dei Manca è rafforzata anche sulla scorta di segnalazioni fatte loro in ambiente barcellonese. ( continua)
Per chi vuole maggiori informazioni eco un paio di articoli
Il giallo sulla morte di Attilio Manca in un libro
Bernardo Provenzano e la morte dell'urologo
Condivido con voi lo stato di Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia e di cui ieri c'è stata la commemorazione: Sonia è al telefono con Angelina Manca e si chiede quanti sanno chi era Attilio Manca.
Ops ….chi era Attilio Manca?
La curiosità era tanta e mi sono andata ad informare……naturalmente non ne è venuto fuori nulla di buono....ecco i risultati.
Ma prima un breve riassunto della sua storia scritto da Benny Calasanzio Borsellino.
"...forse un giorno vi racconteranno la storia di un medico, un urologo tra i migliori in Italia, che si suicidò 5 anni fa, il 12 febbraio 2004 , nella sua casa di Viterbo. Vi diranno che era un depresso, che era triste, e che decise che forse era meglio farla finita. Lui si chiama Attilio Manca, Dott Attilio Manca. Si iniettò allora, due volte, sui polsi, una miscela esplosiva di alcool, calmanti ed eroina per farla finita. nel polso sinistro però. Lui che era mancino , in punto di morte , scoprì che era abile ad usare anche l'altra mano. mentre entrava in circolo il mix, diede una testata a qualche muro deviandosi il setto nasale. Poi comincio a sbattere in giro per la casa, a procurarsi ecchimosi ed ematomi su tutto il corpo.
Cosparse la casa del suo sangue, sul letto, sotto il letto, mise il tappo alle due siringhe e ne mise una in bagno ed una in cucina. Poi finalmente morì. Suicidio.
Caso chiuso"
C'è più di un legame tra l'operazione alla prostata a Marsiglia del boss Bernardo Provenzano (allora latitante) e la morte a Viterbo dell'urologo barcellonese Attilio Manca. Nello sfondo i traffici di morte di una delle cosche di mafia più potenti di tutta la Sicilia.
Si nasconde a Barcellona Pozzo di Gotto la chiave per svelare due dei misteri di mafia più inquietanti degli ultimi anni. Primo mistero: l'intervento chirurgico a cui si sottopose in Francia il superlatitante Bernardo Provenzano nell'ottobre del 2003. Secondo mistero: l'omicidio in un appartamento di Viterbo - il 12 febbraio 2004 – dell’urologo barcellonese Attilio Manca. Il suo cadavere fu rinvenuto seminudo sul letto, riverso in una pozza di sangue, il setto nasale deviato, il corpo pieno di macchie emostatiche. Stando agli inquirenti, Manca - mancino - si sarebbe iniettato due volte nel polso sinistro una miscela letale di eroina, tranquillanti e alcol. E il caso archiviato.
Personaggi differenti, mondi distanti, ma un'unica storia, forse coincidente. Provenzano giunse in Francia l'1 ottobre 2003. Dopo aver trascorso una ventina di giorni in un appartamento di Marsiglia, il 24 ottobre venne ricoverato nella clinica Casamance di Aubagne, sotto il nome di Gaspare Troia. Provenzano subì una delicata operazione alla prostata e la degenza si protrasse sino al 31. Poi rientrò a Marsiglia e il successivo 4 novembre era già in Sicilia.
Attilio Manca è uno dei primi urologi in Italia ad eseguire un intervento alla prostata per via laparoscopica, una tecnica appresa nell'ospedale Montsouris di Parigi e che si realizza insufflando anidride carbonica nell'addome attraverso l'ombelico. Secondo i genitori, mai rassegnatisi agli esiti delle indagini sin troppo superficiali, potrebbe essere stato Attilio a visitare e assistere il boss in quella trasferta d'oltralpe e successivamente. L'ipotesi dei Manca è rafforzata anche sulla scorta di segnalazioni fatte loro in ambiente barcellonese. ( continua)
Per chi vuole maggiori informazioni eco un paio di articoli
Il giallo sulla morte di Attilio Manca in un libro
Bernardo Provenzano e la morte dell'urologo
martedì 23 dicembre 2008
12 gennaio 1988 - A Palermo viene ucciso l'ex sindaco democristiano Giuseppe Insalaco
Ieri abbiamo parlato di Ciacimino...della sua vita fra i lussi e gli sfarzi e delle sue frequentazioni mafiose che ci fanno capire con che soldi faceva la bella vita.
Oggi parliamo di chi già allora provava a denunciare ed è morto per questo: Giuseppe Insalaco.
Il suo nome non ricorderà niente a nessuno ma la sua storia spero sia di esempio per chi ha ancora paura di fare la cosa giusta.
La frase di Sciascia mi ha colpito in particolare "Si era pirandellianamente calato nel piacere dell’onestà”: il problema è che un tale comportamento dovrebbe essere la normalità.....qui sembra quasi una colpa.
I personaggi di Pirandello sono poveri e brutti ma anche reali e vivi.
12 gennaio 1988 - A Palermo viene ucciso l'ex sindaco democristiano Giuseppe Insalaco, avversario politico di Ciancimino e Lima.
Il 12 gennaio 1988 viene assassinato dalla mafia l’ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, ucciso da due sicari su una moto nel centro di Palermo. Insalaco, che si era dimesso dopo aver denunciato le pressioni di un “comitato di affari“ interessato ai grandi appalti del Comune, è stato uno di quei democristiani che, cercando di sottrarsi al condizionamento mafioso, ha pagato prima con la solitudine politica e poi con la morte, il suo coraggio. “Si era pirandellianamente calato nel piacere dell’onestà”, dirà Sciascia.
Insalaco, in un intervista rilasciata poco prima di essere ucciso, affermava: "La DC siciliana è un partito a pezzi; l'hanno ridotto a una società per azioni dove ogni capo corrente non molla il suo pacchetto di tessere e cerca in qualunque modo di conquistarne altre. La battaglia per ilrinnovamento? Parole e proclami. Il congresso regionale di Agrigento (che era quello in cui la DC aveva assunto un impegno contro la mafia) è un lontano ricordo, sono tornati ivecchi notabili...".
QUEL DOSSIER INSALACO UNA BOMBA SU PALERMO
Repubblica — 16 gennaio 1988 pagina 2 sezione: I DELITTI DI PALERMO
PALERMO I misteri di mafia avvolgono e terrorizzano Palermo. Gli appunti di Giuseppe Insalaco sui Cavalieri del Santo Sepolcro, la scomparsa di un boss legata alla morte del poliziotto della Mobile, una macabra lista di possibili bersagli che gira impietosa in una città ancora in guerra. Sullo sfondo ci sono i piccoli e i grandi intrighi di ogni giorno, le complicità, le connivenze, i silenzi. Palermo si è svegliata anche oggi sotto un cielo cupo e un' aria appiccicosa con gli uomini dell' Antimafia concentrati ancora sul testamento dell' ex sindaco Giuseppe Insalaco. Nei suoi dossier gli investigatori hanno trovato una miniera di indicazioni: ci sono riflessioni su alcuni alti magistrati, la storia del gruppo Cassina che per quasi quarant' anni ha avuto il monopolio dei grandi appalti della città, una sua esplosiva deposizione davanti al giudice Falcone sui Cavalieri del Santo Sepolcro, un Ordine che ha come gran cerimoniere il conte Arturo Cassina e tra i suoi rappresentanti mezza Palermo: quella che conta. Giuseppe Insalaco ha conservato un promemoria di questo interrogatorio sui Cavalieri del Santo Sepolcro, sulle ramificazioni dell' Ordine, sui personaggi che ne fanno parte. Un lungo elenco: tanti uomini politici, ex questori di Palermo, magistrati, burocrati del Comune e della Regione siciliana, generali dell' esercito, ufficiali dei carabinieri, prelati, funzionari dei servizi segreti. L' ex sindaco Giuseppe Insalaco ha raccontato al giudice Falcone qualcosa sulle influenze dell' Ordine, sul potere che esercita.continua
Giuseppe Insalaco da Wikipedia
Ciancimino , Salvo Lima
Oggi parliamo di chi già allora provava a denunciare ed è morto per questo: Giuseppe Insalaco.
Il suo nome non ricorderà niente a nessuno ma la sua storia spero sia di esempio per chi ha ancora paura di fare la cosa giusta.
La frase di Sciascia mi ha colpito in particolare "Si era pirandellianamente calato nel piacere dell’onestà”: il problema è che un tale comportamento dovrebbe essere la normalità.....qui sembra quasi una colpa.
I personaggi di Pirandello sono poveri e brutti ma anche reali e vivi.
12 gennaio 1988 - A Palermo viene ucciso l'ex sindaco democristiano Giuseppe Insalaco, avversario politico di Ciancimino e Lima.
Il 12 gennaio 1988 viene assassinato dalla mafia l’ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco, ucciso da due sicari su una moto nel centro di Palermo. Insalaco, che si era dimesso dopo aver denunciato le pressioni di un “comitato di affari“ interessato ai grandi appalti del Comune, è stato uno di quei democristiani che, cercando di sottrarsi al condizionamento mafioso, ha pagato prima con la solitudine politica e poi con la morte, il suo coraggio. “Si era pirandellianamente calato nel piacere dell’onestà”, dirà Sciascia.
Insalaco, in un intervista rilasciata poco prima di essere ucciso, affermava: "La DC siciliana è un partito a pezzi; l'hanno ridotto a una società per azioni dove ogni capo corrente non molla il suo pacchetto di tessere e cerca in qualunque modo di conquistarne altre. La battaglia per ilrinnovamento? Parole e proclami. Il congresso regionale di Agrigento (che era quello in cui la DC aveva assunto un impegno contro la mafia) è un lontano ricordo, sono tornati ivecchi notabili...".
QUEL DOSSIER INSALACO UNA BOMBA SU PALERMO
Repubblica — 16 gennaio 1988 pagina 2 sezione: I DELITTI DI PALERMO
PALERMO I misteri di mafia avvolgono e terrorizzano Palermo. Gli appunti di Giuseppe Insalaco sui Cavalieri del Santo Sepolcro, la scomparsa di un boss legata alla morte del poliziotto della Mobile, una macabra lista di possibili bersagli che gira impietosa in una città ancora in guerra. Sullo sfondo ci sono i piccoli e i grandi intrighi di ogni giorno, le complicità, le connivenze, i silenzi. Palermo si è svegliata anche oggi sotto un cielo cupo e un' aria appiccicosa con gli uomini dell' Antimafia concentrati ancora sul testamento dell' ex sindaco Giuseppe Insalaco. Nei suoi dossier gli investigatori hanno trovato una miniera di indicazioni: ci sono riflessioni su alcuni alti magistrati, la storia del gruppo Cassina che per quasi quarant' anni ha avuto il monopolio dei grandi appalti della città, una sua esplosiva deposizione davanti al giudice Falcone sui Cavalieri del Santo Sepolcro, un Ordine che ha come gran cerimoniere il conte Arturo Cassina e tra i suoi rappresentanti mezza Palermo: quella che conta. Giuseppe Insalaco ha conservato un promemoria di questo interrogatorio sui Cavalieri del Santo Sepolcro, sulle ramificazioni dell' Ordine, sui personaggi che ne fanno parte. Un lungo elenco: tanti uomini politici, ex questori di Palermo, magistrati, burocrati del Comune e della Regione siciliana, generali dell' esercito, ufficiali dei carabinieri, prelati, funzionari dei servizi segreti. L' ex sindaco Giuseppe Insalaco ha raccontato al giudice Falcone qualcosa sulle influenze dell' Ordine, sul potere che esercita.continua
Giuseppe Insalaco da Wikipedia
Ciancimino , Salvo Lima
domenica 21 dicembre 2008
UCCIDETE QUEL CANE SCIOLTO!
Ciao.....io purtroppo ho pochissimo tempo per aggiornare le discussioni che ho iniziato.
Quello che vedo capitarmi attorno mi preoccupa parecchio e queste discussioni sono la mia terapia, il mio modo per non arrendermi e spero che aiutino anche altri a non mollare.
........di una cosa ormai sono sicura: i veri giornalisti non hanno il Tesserino.Non ce l'ha infatti Pino Maniaci, Piero Ricca e molti altri giornalisti come quelli di Antimafia 2000 che sono pubblicisti ma impegnano parte del loro tempo libero per questo giornale.
Leggendo la biografia di Beppe Alfano poi ho scoperto che neppure lui lo era .....una ulteriore conferma.
Purtroppo l'informazione priva di interessi la dobbiamo fare noi.....nessuno ci regala niente, se vuoi qualcosa bisogna imparare ad arrangiarsi.....io ho sempre dovuto fare così.
UCCIDETE QUEL CANE SCIOLTO Beppe Alfano
Sono le 22 e 30 dell'8 gennaio 1993.
In via Marconi, a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, accostata al marciapiede c'è una Renault rossa. E' ferma da un po', come se fosse parcheggiata, ma ha il motore acceso, che romba, su di giri. Dallo scappamento, nel freddo di quella notte d'inverno esce una nuvola di gas di scarico che l'ha quasi avvolta, come se avesse preso fuoco. Arriva il 113 e gli agenti vedono che dentro l'auto c'è un uomo, che sembra essersi addormentato contro il sedile, e col piede sta premendo l'acceleratore.
Ma quell'uomo non dorme. Quell'uomo è morto, gli hanno sparato in testa tre colpi di pistola.
L'uomo è un giornalista che si chiama Beppe Alfano. Pochi minuti prima era arrivato a casa con la moglie, aveva parcheggiato e l'aveva accompagnata fino al portone, per salire con lei, ma all'improvviso si era fermato, come se avesse visto qualcosa. Senza dire niente, corre fino all'angolo della strada, per guardare verso una piazzetta che si trovava là dietro. Poi torna indietro, dice alla moglie “vai a casa e chiuditi dentro!”, corre in macchina e parte, svoltando l'angolo. Fa pochi metri, arriva in Via Marconi, e lì gli sparano in testa tre colpi di pistola calibro 22, uccidendolo sul colpo.
Perché?A dire la verità, Beppe Alfano non è un vero giornalista. O meglio, non lo è ufficialmente, non ha il tesserino dell'ordine, ha 47 anni, è un professore di educazione tecnica in una scuola media di un paese vicino. Ha cominciato con le radio private alla fine degli anni '70, a Messina, poi, negli anni '80, le televisioni locali. E i giornali, anche, da tre anni è il corrispondente locale per un quotidiano di Catania...leggi il resto
Per ulteriori informazioniWikipedia
Pubblicato da eaglette il 18 Dicembre 2008
Quello che vedo capitarmi attorno mi preoccupa parecchio e queste discussioni sono la mia terapia, il mio modo per non arrendermi e spero che aiutino anche altri a non mollare.
........di una cosa ormai sono sicura: i veri giornalisti non hanno il Tesserino.Non ce l'ha infatti Pino Maniaci, Piero Ricca e molti altri giornalisti come quelli di Antimafia 2000 che sono pubblicisti ma impegnano parte del loro tempo libero per questo giornale.
Leggendo la biografia di Beppe Alfano poi ho scoperto che neppure lui lo era .....una ulteriore conferma.
Purtroppo l'informazione priva di interessi la dobbiamo fare noi.....nessuno ci regala niente, se vuoi qualcosa bisogna imparare ad arrangiarsi.....io ho sempre dovuto fare così.
UCCIDETE QUEL CANE SCIOLTO Beppe Alfano
Sono le 22 e 30 dell'8 gennaio 1993.
In via Marconi, a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, accostata al marciapiede c'è una Renault rossa. E' ferma da un po', come se fosse parcheggiata, ma ha il motore acceso, che romba, su di giri. Dallo scappamento, nel freddo di quella notte d'inverno esce una nuvola di gas di scarico che l'ha quasi avvolta, come se avesse preso fuoco. Arriva il 113 e gli agenti vedono che dentro l'auto c'è un uomo, che sembra essersi addormentato contro il sedile, e col piede sta premendo l'acceleratore.
Ma quell'uomo non dorme. Quell'uomo è morto, gli hanno sparato in testa tre colpi di pistola.
L'uomo è un giornalista che si chiama Beppe Alfano. Pochi minuti prima era arrivato a casa con la moglie, aveva parcheggiato e l'aveva accompagnata fino al portone, per salire con lei, ma all'improvviso si era fermato, come se avesse visto qualcosa. Senza dire niente, corre fino all'angolo della strada, per guardare verso una piazzetta che si trovava là dietro. Poi torna indietro, dice alla moglie “vai a casa e chiuditi dentro!”, corre in macchina e parte, svoltando l'angolo. Fa pochi metri, arriva in Via Marconi, e lì gli sparano in testa tre colpi di pistola calibro 22, uccidendolo sul colpo.
Perché?A dire la verità, Beppe Alfano non è un vero giornalista. O meglio, non lo è ufficialmente, non ha il tesserino dell'ordine, ha 47 anni, è un professore di educazione tecnica in una scuola media di un paese vicino. Ha cominciato con le radio private alla fine degli anni '70, a Messina, poi, negli anni '80, le televisioni locali. E i giornali, anche, da tre anni è il corrispondente locale per un quotidiano di Catania...leggi il resto
Per ulteriori informazioniWikipedia
Pubblicato da eaglette il 18 Dicembre 2008
Radiomafiopoli
Oggi vi invito a visitare il sito RADIO MAFIOPOLI
Giulio Cavalli è una realtà formidabile del teatro militante e impegnato nell'antimafia, nelle battaglie quotidiane contro ogni tipo di criminalità, da quella mafiosa a quella dei colletti bianchi. In questo sito ridicolizza la mafia, creando commedie da ascoltare come si faceva una volta , quando ancora non c'era la tv ed era attorno alla radio che le famiglie si riunivano per ascoltare le notizie , musica o commedie.Se la Tv non si può fare bisognerà muoversi in altro modo.....Per il suo spettacolo "Do ut Des " ha subito intimidazioni come potete leggere a questo link
Perchè la mafia non vuole che si parli di lei.....fa di tutto per far credere al mondo che non esiste!!!
....pensate la loro reazione se vengono addirittura derisi!!!
Vi consiglio di andare ad ascoltare le ultime 2 puntate che ho trovato veramente interessanti
Ecco i titoli
Radiomafiopoli 11a puntata: Antimafia certificata iso:9001
Radiomafiopoli 10a puntata- 41 letterine (bis) a Babbo Natale
P.S. non c'è il link diretto...per trovare queste puntate basta fare una ricerca nel sito con il titolo della puntata
Giulio Cavalli è una realtà formidabile del teatro militante e impegnato nell'antimafia, nelle battaglie quotidiane contro ogni tipo di criminalità, da quella mafiosa a quella dei colletti bianchi. In questo sito ridicolizza la mafia, creando commedie da ascoltare come si faceva una volta , quando ancora non c'era la tv ed era attorno alla radio che le famiglie si riunivano per ascoltare le notizie , musica o commedie.Se la Tv non si può fare bisognerà muoversi in altro modo.....Per il suo spettacolo "Do ut Des " ha subito intimidazioni come potete leggere a questo link
Perchè la mafia non vuole che si parli di lei.....fa di tutto per far credere al mondo che non esiste!!!
....pensate la loro reazione se vengono addirittura derisi!!!
Vi consiglio di andare ad ascoltare le ultime 2 puntate che ho trovato veramente interessanti
Ecco i titoli
Radiomafiopoli 11a puntata: Antimafia certificata iso:9001
Radiomafiopoli 10a puntata- 41 letterine (bis) a Babbo Natale
P.S. non c'è il link diretto...per trovare queste puntate basta fare una ricerca nel sito con il titolo della puntata
GIUSEPPE FAVA storia di un onesto
( notizia gennaio 2008)In questi giorni, a Roma, grazie allo spettacolo teatrale "L'istruttoria", basato sugli atti processuali dell'omicidio di Giuseppe Fava, viene ricordata la figura dell' intellettuale siciliano ucciso dalla mafia.
di Andrea Camboni
Giuseppe Fava era giornalista e scrittore, uomo di teatro, ammazzato con cinque colpi sparati alla testa proprio davanti allo Stabile di Catania che tante volte aveva dato asilo alle opere del drammaturgo del siracusano. La sera del 5 gennaio 1984 la nipote di Fava recita nella sala grande dello Stabile, intitolata a Giovanni Verga, la commedia di Pirandello “Pensaci, Giacomino!”.
Beppe Fava, poco prima delle 22.00 lascia la redazione de “I Siciliani” e con la sua Renault 5 attraversa Catania per raggiungere la nipote a teatro. In via dello Stadio Cibali, oggi via Giuseppe Fava, posteggia la vettura ma nemmeno ha il tempo di scendere che i cinque colpi calibro 7,65 lo raggiungono uccidendolo.
La tragedia si consuma. Finito. Intermezzo di giocolieri che armeggiano col fuoco e può partire la triste commedia della diffamazione. Si disse che la pistola utilizzata per l’omicidio non fosse uno di quei modelli che la mafia adopera solitamente. Visto che la stessa obiezione sarà avanzata nel caso dell’ omicidio Alfano, forse andrebbero riviste le griglie interpretative di tali tipologie di reato.
L’imbarazzante mantra del “mafia non esiste” viene ancora una volta tirato a lucido dai Cavalieri dell’Apocalisse e da tutta quella schiera di maniscalchi dell’Amministrazione Pubblica che battono il ferro finché è caldo. Le piste del delitto passionale e del movente economico, vista la malversazione finanziaria de “I Siciliani”, mettono tutti d’accordo, a parte gli onesti, e per questo sono inizialmente fiutate alla maniera dei cani che fiutano una preda. I cani poliziotti delle“Forse dell’Ordine” e quelli da riporto della “stampa” che fiutano allergici al polline di chi è stato impallinato.
Semplicemente geniale (tanto che Alfano lo copiò 9 anni dopo) la morte che Fava s’era scritto da sé, per sé. Che dipartita s’era inventato! Un personaggio che si presenta come “un mascalzone, un ricattatore e uno che andava fuori dalle scuole a reclutare ragazzine”, un tipo mafioso, uno che si ammazza sparandosi cinque colpi da dietro. Questa è una storia drammaturgicamente valida. Peccato per il giornalista. Era davvero poca cosa. Nella storia della sua morte Giuseppe Fava avrebbe dovuto inserire la figura di un giornalista completamente diverso da lui, dal suo modo d’operare e di domandare. Che so, un giornalista che fonda un mensile anti-mafia e che pubblica foto di boss, così, per esempio Nitto Santapaola, in compagnia di politici, questori e imprenditori; per dirne quattro presi a caso dall’elenco: Carmelo Costanzo, Gaetano Graci, Mario Rendo e Francesco Finocchiaro. E magari denunciarne pure le attività illecite.
leggi il resto
Per maggiori informazioni ecco la pagina di wikipedia che parla di lui e ricca di notizie sul suo lavoro e vita
Pubblicato da eaglette il 15 Dicembre 2008
di Andrea Camboni
Giuseppe Fava era giornalista e scrittore, uomo di teatro, ammazzato con cinque colpi sparati alla testa proprio davanti allo Stabile di Catania che tante volte aveva dato asilo alle opere del drammaturgo del siracusano. La sera del 5 gennaio 1984 la nipote di Fava recita nella sala grande dello Stabile, intitolata a Giovanni Verga, la commedia di Pirandello “Pensaci, Giacomino!”.
Beppe Fava, poco prima delle 22.00 lascia la redazione de “I Siciliani” e con la sua Renault 5 attraversa Catania per raggiungere la nipote a teatro. In via dello Stadio Cibali, oggi via Giuseppe Fava, posteggia la vettura ma nemmeno ha il tempo di scendere che i cinque colpi calibro 7,65 lo raggiungono uccidendolo.
La tragedia si consuma. Finito. Intermezzo di giocolieri che armeggiano col fuoco e può partire la triste commedia della diffamazione. Si disse che la pistola utilizzata per l’omicidio non fosse uno di quei modelli che la mafia adopera solitamente. Visto che la stessa obiezione sarà avanzata nel caso dell’ omicidio Alfano, forse andrebbero riviste le griglie interpretative di tali tipologie di reato.
L’imbarazzante mantra del “mafia non esiste” viene ancora una volta tirato a lucido dai Cavalieri dell’Apocalisse e da tutta quella schiera di maniscalchi dell’Amministrazione Pubblica che battono il ferro finché è caldo. Le piste del delitto passionale e del movente economico, vista la malversazione finanziaria de “I Siciliani”, mettono tutti d’accordo, a parte gli onesti, e per questo sono inizialmente fiutate alla maniera dei cani che fiutano una preda. I cani poliziotti delle“Forse dell’Ordine” e quelli da riporto della “stampa” che fiutano allergici al polline di chi è stato impallinato.
Semplicemente geniale (tanto che Alfano lo copiò 9 anni dopo) la morte che Fava s’era scritto da sé, per sé. Che dipartita s’era inventato! Un personaggio che si presenta come “un mascalzone, un ricattatore e uno che andava fuori dalle scuole a reclutare ragazzine”, un tipo mafioso, uno che si ammazza sparandosi cinque colpi da dietro. Questa è una storia drammaturgicamente valida. Peccato per il giornalista. Era davvero poca cosa. Nella storia della sua morte Giuseppe Fava avrebbe dovuto inserire la figura di un giornalista completamente diverso da lui, dal suo modo d’operare e di domandare. Che so, un giornalista che fonda un mensile anti-mafia e che pubblica foto di boss, così, per esempio Nitto Santapaola, in compagnia di politici, questori e imprenditori; per dirne quattro presi a caso dall’elenco: Carmelo Costanzo, Gaetano Graci, Mario Rendo e Francesco Finocchiaro. E magari denunciarne pure le attività illecite.
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Per maggiori informazioni ecco la pagina di wikipedia che parla di lui e ricca di notizie sul suo lavoro e vita
Pubblicato da eaglette il 15 Dicembre 2008
sabato 20 dicembre 2008
Libera memoria....per non dimenticare
Apro questa discussione per raccontare delle storie,
storie di uomini che non si sono mai arresi , che sono riusciti a portare avanti gli ideali in cui credevano nonostante le difficoltà, che camminavano a testa alta in un mondo in cui non si riconoscevano e fecero qualsiasi cosa per cambiarlo.
Purtroppo ho dovuto usare questo verbo FECERO.......perchè l'unico modo per farli smettere di combattere la loro battaglia è stato ucciderli.....
Riporto le parole dette da Lorenzo Baldo, vicedirettore di Antimafia2000
"la mafia è terrorizzata dalla coscienza civile CHE HA MEMORIA e vuole riscatto"
La memoria degli italiani però ultimamente è un po' corta infatti da una legislatura berlusconiana alle elezioni successive dimenticano tutte le cazzate che ha fatto: ma..... sarà l'effetto anestetizzante della TV che forse sopisce ricordi molto meno importanti di chi ha partecipato alle dizioni del Grande Fratello....sia mai dimenticarne uno.
In questa discussione quindi iniziamo a ricordare.....
PEPPINO IMPASTATO
e da chi partire se non da lui, che è riuscito a far partecipare molti giovani al problema: moltissimi gruppi di informazioni sulla mafia sono nati in Italia sotto il suo nome......questo 30 anni dopo la sua morte!!
1978
9 maggio. Alle ore 1,40 il macchinista del treno Trapani-Palermo, Gaetano Sdegno, transitando in località "Feudo", nel territorio di Cinisi, avverte uno scossone, ferma la locomotiva e constata che il binario era tranciato. Avverte il dirigente della stazione ferroviaria che, alle 3,45 chiama per telefono i carabinieri. Questi accorrono sul posto: dal loro sopralluogo risulta che il binario è stato divelto per un tratto di circa 40 centimetri e che nel raggio di circa 300 metri erano sparsi resti umani. La persona deceduta in seguito all'esplosione viene identificata in Giuseppe (familiarmente Peppino) Impastato.
Dopo il “testimone di mafia”, famoso, giudice Giovanni Falcone, eccone un altro, meno famoso, Giuseppe Impastato. Non era un giudice. Era......uno qualunque?
Queste righe non vogliono essere la presentazione o l’impossibile riassunto della sua vita, ma un invito ad andare a conoscere la sua storia, i suoi ideali, la sua lotta contro la mafia, contro alcuni aspetti della sua famiglia e della sua stessa personalità.
Quindi per saperne di più: www.centroimpastato.it
Peppino è cresciuto tra un padre mafioso, anche se prudentemente autopensionatosi, e una madre educata a tacere, ma che di tanto in tanto esplode. Il suo rifiuto della mafia e tutt’uno con la sua infanzia, con la sua voglia di vivere che si scontra con l’autoritarismo del padre.
Peppino ha rotto due tabù: quello mafioso e quello democristiano. A Cinisi mafia e Democrazia Cristiana sono la stessa cosa, e lo sono pure nella famiglia di Luigi Impastato. Il padre lo scaccia di casa; é un gesto plateale che si ripeterà varie volte, fino alla definitiva espulsione. Il padre, cacciandolo di casa, dice a tutto il paese, e “manda a dire” in particolare ai suoi amici capimafia e gregari, che lui non ha niente a che fare con quel figlio e con quelle scelte.
Questa storia familiare, micidiale per Peppino ed emblematica di una Sicilia che uccide prima che con la lupara e i kalashnikov con i suoi tiranni familiari, padri che vogliono i figli a loro immagine e somiglianza e che per essere domestici saturni non sempre hanno bisogno di essere affiliati alle “onorate società”, ha diviso in due la personalità di Peppino e ha spaccato la sua stessa famiglia.
leggi il resto
Per maggiori informazioni su di lui, sul suo impegno politico e sulle sue battaglie http://www.peppinoimpastato.com/
Pubblicato da eaglette il 14 Dicembre 2008
storie di uomini che non si sono mai arresi , che sono riusciti a portare avanti gli ideali in cui credevano nonostante le difficoltà, che camminavano a testa alta in un mondo in cui non si riconoscevano e fecero qualsiasi cosa per cambiarlo.
Purtroppo ho dovuto usare questo verbo FECERO.......perchè l'unico modo per farli smettere di combattere la loro battaglia è stato ucciderli.....
Riporto le parole dette da Lorenzo Baldo, vicedirettore di Antimafia2000
"la mafia è terrorizzata dalla coscienza civile CHE HA MEMORIA e vuole riscatto"
La memoria degli italiani però ultimamente è un po' corta infatti da una legislatura berlusconiana alle elezioni successive dimenticano tutte le cazzate che ha fatto: ma..... sarà l'effetto anestetizzante della TV che forse sopisce ricordi molto meno importanti di chi ha partecipato alle dizioni del Grande Fratello....sia mai dimenticarne uno.
In questa discussione quindi iniziamo a ricordare.....
PEPPINO IMPASTATO
e da chi partire se non da lui, che è riuscito a far partecipare molti giovani al problema: moltissimi gruppi di informazioni sulla mafia sono nati in Italia sotto il suo nome......questo 30 anni dopo la sua morte!!
1978
9 maggio. Alle ore 1,40 il macchinista del treno Trapani-Palermo, Gaetano Sdegno, transitando in località "Feudo", nel territorio di Cinisi, avverte uno scossone, ferma la locomotiva e constata che il binario era tranciato. Avverte il dirigente della stazione ferroviaria che, alle 3,45 chiama per telefono i carabinieri. Questi accorrono sul posto: dal loro sopralluogo risulta che il binario è stato divelto per un tratto di circa 40 centimetri e che nel raggio di circa 300 metri erano sparsi resti umani. La persona deceduta in seguito all'esplosione viene identificata in Giuseppe (familiarmente Peppino) Impastato.
Dopo il “testimone di mafia”, famoso, giudice Giovanni Falcone, eccone un altro, meno famoso, Giuseppe Impastato. Non era un giudice. Era......uno qualunque?
Queste righe non vogliono essere la presentazione o l’impossibile riassunto della sua vita, ma un invito ad andare a conoscere la sua storia, i suoi ideali, la sua lotta contro la mafia, contro alcuni aspetti della sua famiglia e della sua stessa personalità.
Quindi per saperne di più: www.centroimpastato.it
Peppino è cresciuto tra un padre mafioso, anche se prudentemente autopensionatosi, e una madre educata a tacere, ma che di tanto in tanto esplode. Il suo rifiuto della mafia e tutt’uno con la sua infanzia, con la sua voglia di vivere che si scontra con l’autoritarismo del padre.
Peppino ha rotto due tabù: quello mafioso e quello democristiano. A Cinisi mafia e Democrazia Cristiana sono la stessa cosa, e lo sono pure nella famiglia di Luigi Impastato. Il padre lo scaccia di casa; é un gesto plateale che si ripeterà varie volte, fino alla definitiva espulsione. Il padre, cacciandolo di casa, dice a tutto il paese, e “manda a dire” in particolare ai suoi amici capimafia e gregari, che lui non ha niente a che fare con quel figlio e con quelle scelte.
Questa storia familiare, micidiale per Peppino ed emblematica di una Sicilia che uccide prima che con la lupara e i kalashnikov con i suoi tiranni familiari, padri che vogliono i figli a loro immagine e somiglianza e che per essere domestici saturni non sempre hanno bisogno di essere affiliati alle “onorate società”, ha diviso in due la personalità di Peppino e ha spaccato la sua stessa famiglia.
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Per maggiori informazioni su di lui, sul suo impegno politico e sulle sue battaglie http://www.peppinoimpastato.com/
Pubblicato da eaglette il 14 Dicembre 2008
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