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mercoledì 11 marzo 2009

La Sardegna MAI VISTA!!!!

Una amica mi ha fatto avere questo video della contestazione a Nuoro dopo la vittoria del Popolo deele Libertà.

Finora avevamo visto sono filmati di festeggiamenti e del nostro Presidente del Consiglio che ci invitava a darci tutti al giardinaggio ed al mestiere del contadino ( una delle poche idee intelligenti peccato che con le tasse da pagare allo stato, i prezzi fatti sempre da chi comanda in modo da avere solo loro il massimo profitto NON CONVIENE!!!) ma C'E' DELL'ALTRO......

Come il nostro Corso di disinformazione insegna le manifestazione di protesta NON HANNO VISIBILITA' nei giornali e nelle Tv : ci sono ma rimangono relegate nelle piazze dove avvengono senza che nessun eco si allontani da lì!

Ma per il momento you-tube ci permette di condividere questi eventi , venirne a conoscenza e farli conoscere a chi purtroppo crede solo a quello che è scritto nei giornali: inizio a pensare che siamo in di più di quelli che pensiamo solo che non sappiamo dell'esistenza degli altri ( non dimentichiamo poi il popolo dei pigri, dei depressi cronici e superimpegnati che non hanno il la voglia o il tempo si andare a manifestare!).

Vediamo se ulteriori sviluppi alla questione ci daranno ragione....

venerdì 27 febbraio 2009

Il GRANDE BUCO DEI CONTI DI PALERMO

Il grande buco dei conti di Palermo

Secondo il sindaco Diego Cammarata servono subito duecento milioni
Il 72 per cento del bilancio va via in stipendi ai dipendenti, uno ogni 30 abitanti

...........
In soldoni? Presto detto: su 866 milioni l'anno di spese correnti, il Municipio di Palermo ne scuce 623 (il 72%) per pagare 21.895 dipendenti. Ottomila più di dieci anni fa. Un po' diretti, un po' precari stabilizzati nelle aziende partecipate. Media: un dipendente comunale ogni 30 abitanti. Un carico insostenibile. E ogni giorno più gravoso. Basti dire che alla catastrofica azienda della nettezza urbana, quell'Amia appena salvata dal governo Berlusconi col regalo di 80 milioni di euro nel decreto «milleproroghe» che ha tolto il sonno a tanti sindaci leghisti, c'era fino a poco fa un accordo: un padre poteva lasciare il posto di lavoro al figlio. Col risultato, accusa Maurizio Pellegrino, un consigliere dell'opposizione autore di un esposto micidiale alla Corte dei Conti, «che nel 2008, nonostante il bilancio disastroso e il forte esubero di personale, sono state fatte oltre 400 assunzioni. E che prima d'andarsene, a dicembre, il vecchio Cda ha assorbito altri 80 lavoratori di una ditta privata». Indispensabili? Risponde una tabella che confronta i dati della nettezza urbana di Palermo, Genova e Torino: con la metà degli abitanti, il capoluogo siciliano ha circa mezzo migliaio di dipendenti in più di quello piemontese. Uno ogni 259 abitanti sotto il monte Pellegrino, uno ogni 577 sotto la Mole Antonelliana. Totale dei rifiuti raccolti in un anno per dipendente: 164 tonnellate a Palermo, 220 a Genova, 491 a Torino.

Continua

Pubblicato da Aurelia Gavioli

Come nel film "sliding door"

Come nel film "sliding door" in cui il destino del protagonista cambia completamente se esce da una parte o dall'altra della "porta scorrevole" mi piacerebbe tanto sapere come sarebbe andata a finire per l'Italia se Falcone e la moglie, Borsellino, e tutte le persone che li proteggevano non fossero saltati in aria oppure se si fosse trovata l'agenda rossa... siamo talmente immersi in una realtà oscena che qualunque cosa si riesca ad immaginare sembra sempre molto meglio del presente.

Stamattina inizio la giornata con un articolo di Gian Antonio Stella passato sul Corriere
Tutto questo abnorme numero di dipendenti comunali a Palermo, ma credo in molti altri enti siciliani, ad esempio la regione, vuoi micca dire che rappresenti il frutto dell'elevato numero di voti di scambio ..
Ancora mi chiedo come si potranno cambiare le cose se tanta gente trae profitto diretto dall'essersi venduti ad un sistema così marcio ed invasivo.

Io vorrei che il voto nelle regioni ad alta densità mafiosa non possa influire sulle scelte politiche di una nazione intera; ma poi guardo il comune dove abito e mi accorgo di tante piccole schifezze.. di scambi di favori tra chi è magari a capo di qualche grossa associazione portatrice di interessi economici e chi invece dovrebbe sedere in consiglio comunale per il bene comune ed invece pensa solo al proprio bene e come fare per essere rieletto al prossimo mandato.

IO SO.
Ma per ora non posso dire di più..

Pubblicato da Aurelia Gavioli

Il parlamento 'privato' di Miccichè

IL PARLAMENTO ‘PRIVATO’ DI MICCICHE’
Questo breve dossier si trova nel sito del PRC Sicilia ed è un documento che mi pare abbastanza recente e che analizza i rapporti tra la regione sicilia e le istituzioni e le fondazioni ad essa legata. Se poi sia tendenzioso lascio giudicare ad altri che io non ho le conoscenze per dirlo, ma a prima lettura mi pare interessante.
IL GOVERNO PARALLELO DI CUFFARO:
- SICILIA PATRIMONIO IMMOBILIARE SPA
- SICILIA E-INNOVAZIONE SPA
- IL CERISDI DI MANNINO
- SVILUPPO ITALIA SICILIA
- RISCOSSIONE SICILIA SPA
- UN DIPARTIMENTO PER FAUSTO SPAGNA


I volti senza nome di via D’Amelio
Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza ricostruiscono nuovi scenari sulla strage. Quando incominciò la trattativa fra lo Stato e Cosa nostra? Prima di quanto ipotizzato finora
di Pietro Orsatti (su left n°3, 23 gennaio 2009)

In questo lavoro torna a spuntare fuori il nome di Vincenzo Paradiso di Sviluppo Italia Sicilia, ma la cui posizione è stata però di fatto archiviata per mancanza di indizi determinanti.
Pubblicato da Aurelia Gavioli

lunedì 23 febbraio 2009

E se fosse l'alba di un nuovo giorno?

La scorsa settimana le persone che aspettavano la verità sulla morte di Borsellino hanno ricevuto una bruttissima notizia:MAFIA: DIFESA ARCANGIOLI,CASSAZIONE CONFERMA PROSCIOGLIMENTO
Ecco il resto della notizia del 17 febbraio 2009
Palermo. Sulla scomparsa dell'agenda rossa nella quale il magistrato assassinato dalla mafia nel '92 scriveva sviluppi di indagini e riflessioni come raccontano amici e familiari di Borsellino, la procura di Caltanissetta ha cominciato a indagare subito dopo la strage di via D'Amelio. Per molto tempo il fascicolo è rimasto a carico di ignoti, poi il gip nisseno Ottavio Sferlazza ha ordinato ai pm l'iscrizione nel registro degli indagati di Arcangioli per furto aggravato. Tra gli indizi che avevano spinto il giudice a ipotizzare un coinvolgimento del militare nella scomparsa dell'agenda c'erano, tra l'altro, le immagini riprese subito dopo la strage che immortalavano Arcangioli allontanarsi dall'auto in fiamme del magistrato con la borsa che conteneva, solitamente, l'agenda. Successivamente gli investigatori cercando nell'auto blindata di Borsellino non avevano trovato la valigetta, circostanza che aveva indotto il gip a ipotizzare che Arcangioli avesse preso la borsa e ne avesse estratto il documento. A diverse valutazioni, però, era giunto un secondo giudice di Caltanissetta, chiamato, dopo l'imputazione coatta, a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio a carico di Arcangioli. Il magistrato ha prosciolto l'ufficiale ritenendo che non ci fossero elementi a suo carico per sostenere l'accusa in giudizio. Contro l'ordinanza del gup la Procura, all'epoca guidata da Renato Di Natale, aveva proposto ricorso per Cassazione.
ANSA

La notizia è rimbombata su facebook in molto vesti e quindi in molti sono stati messi al corrente del fatto.
NOTIZIE COME QUESTE POSSONO FARE MOLTO MALE, non un male fisico ma psicologico: non tutti sono abbastanza forti per superare un fatto di tale gravità ed , in situazione generale così difficile, è facile arrendersi alle brutta realtà.

MA NON E' ASSOLUTAMENTE IL MOMENTO!: chiediamo aiuto agli amici e cerchiamo di passare oltre...io posso dire quello che ha aiutato me ed è stato leggere il post umoristico di Gaetano Montalbano 'La borsa di Paolo Borsellino va a prendere il caffè'.
Perchè a volte sdrammatizzare i fatti non vuol dire non prenderli sul serio ma cercare l'energia giusta per superarli...quindi andate a leggervi anche questa versione in fondo pagina.
Ed in caso di necessità
Fascio e Martello e Radiomafiopoli sono a vostra disposizione...salvatevi questi link e VISITATELI PIU' VOLTE AL GIORNO, mattina e sera, QUANTO BASTA!!!
E questo perchè nel nostro cervello c'è una unica sede per la paura e la speranza, il pessimismo e l'ottimismo. E SE C'E' UNO NON C'E' L'ALTRO, SI ESCUDONO.

Ma l'ottimismo è fondamentale infatti favorisce il coraggio e l'innovazione...le armi giuste contro la crisi. ( leggete l'articolo E se fosse l'alba del nuovo giorno?)
Buona lettura quindi.

ANTIMAFIA 2000 Agenda rossa: il tenente colonnello Arcangioli si dimetta
di Giorgio Bongiovanni - 4 aprile 2008
Preso atto della sentenza che proscioglie il tenente colonnello Giovanni Arcangioli dall’accusa di furto aggravato dell’agenda rossa di Paolo Borsellino e in attesa di conoscerne le motivazioni e i conseguenti provvedimenti della procura chiediamo che il suddetto militare rassegni le proprie dimissioni dall’Arma dei Carabinieri.
Presumendo infatti che il giudice abbia ragione sull’estraneità dei fatti dell’allora capitano dei carabinieri non resta che dedurre che egli sia un incompetente e per questo motivo inadatto al prestigioso incarico che ricopre.
E’ infatti inconcepibile che un militare di alto rango, addestrato per far fronte alle situazioni più critiche si trovi sul luogo di una delle stragi più cruente della storia della nostra Repubblica e riferisca all’autorità giudiziaria solo pochi e confusi ricordi tirando in causa altri esponenti dello Stato con dichiarazioni imprecise e contraddittorie. ( continua)

LA MORTE DELLA GIUSTIZIA. Di Salvatore Borsellino 18 Febbraio 2009.
Mi è arrivata in questo momento una notizia alla quale la mia mente si rifiuta di credere. Sono ormai abituato nei 17 anni che sono passati dall'assassinio di Paolo a continuare a vederlo ripetutamente massacrato da tutte le volte che è stata negata la giustizia per quella strage. Da tutte le volte che delle indagini sono state bloccate, dei processi sono stati archiviati nel momento in cui arrivavano ad essere indagati i veri autori di quella strage, i veri assassini di Paolo e dei ragazzi della sua scorta. Quelli che hanno procurato l'esplosivo di tipo miltiare necessario per l'attentato, quelli che dal castello Utveggio hanno premuto il pulsante del telecomando che ha provocato l'esplosione, quelli che in una barca al largo del golfo di Palermo attendevano la comunicazione dell'esito dell'attentato, quelli che si sono precipitati sul luogo dove le macchine continuavano a bruciare, calpestando i pezzi di quei cadaveri e camminando nelle pozzanghere formate dal sangue di quei ragazzi, per potere prelevare l'agenda rossa di Paolo e insieme ad esse le prove della scellerata trattativa tra mafia e Stato per portare avanti la quale Paolo doveva essere eliminato.
Credevo di essere ormai abituato a tutto, di riuscire a resistere a qualsiasi disillusione, a qualsiasi venire meno della speranza di ottenere Giustizia, ma questa volta il colpo è troppo forte, questa volta non so se riuscirò a reggerlo.Il ricorso presentato in Cassazione dalla Procura di Caltanissetta, retta da Sergio Lari, a fronte della sentenza di assoluzione emanata dal GUP nei confronti del Cap. Arcangioli era inoppugnabile. Quella sentenza grida vendetta sia per quanto riguarda la forma giuridica che la sostanza. Basta guardare, nelle fotografie e nei video, il Cap. Arcangioli. Si vede un uomo che si allontana dalla macchina con il suo bottino tra le mani per consegnarlo a chi gli ha ordinato. ( continua)

La borsa di Paolo Borsellino va a prendere il caffè
di Gaetano Montalbano

pubblicata dal blog Ribera Online , post del 4 aprile 2008:

"Come vedete nella foto la borsa di cuoio del giudice Borsellino va in giro da sola tra le macerie di Via D'Amelio. Probabilmente andava a bere un caffè per riprendersi dallo spavento. Sappiamo che successivamente è ritornata, sempre da sola, al proprio posto sull'auto esplosa per i rilievi ufficiali. Secondo la giustizia italiana, infatti, le borse di cuoio dei giudici fatti saltare in aria dai traditori dello Stato godono di vita autonoma. La borsa di Borsellino, in particolare, riusciva ad aprirsi da sola ed i singoli oggetti presenti all'interno avevano la capacità di uscire fuori. Secondo alcune testimonianze attendibili, il giorno della strage una Agenda Rossa, nella quale Paolo Borsellino annotava particolari riservatissimi delle indagini, saltò fuori e preso un aereo si dileguò per il mondo. In Italia esiste gente strana che non credendo a questa verità assoluta voleva processare un tizio che si trovava accanto alla borsa. Sostenevano che fosse stato lui a prenderla e quindi a far sparire l'importantissima agenda. Come si vede chiaramente dalla foto questa è una bugia: la borsa cammina da sola. Il tizio è stato (giustamente) assolto. La sentenza sarà pubblicata dalle migliori riviste scientifiche.
(continua)

martedì 3 febbraio 2009

IL CONCETTO DI ANTIMAFIA....secondo Telejato!!!

L'antimafia, secondo noi, è soprattutto concretezza.
Partendo dal fatto che bisogna "sporcarsi le mani" per poter incidere nel cambiamento sociale e culturale bisogna parallelamente sostenere l'azione di contrasto dei reparti investigativi e giudiziari. Limitarsi alle parole - anche belle e sonanti - non serve a sconfiggere le mafie, essere generici non aiuta, anzi rischia di creare polveroni pericolosi e controproducenti.
Secondo noi per contrastare efficacemente le collusioni, l'insabbiamento, la corruzione, le contiguità e complicità, come anche l'infiltrazione nell'economia "legale" e negli appalti pubblici, servono attacchi precisi, documentati....svolgendo un corretto e preciso lavoro di osservazione dei fatti, degli atti, di raccolta di segnalazioni... Serve essere vicini ai parenti delle vittime di mafia ma anche a quanti devono essere sostenuti concretamente (le parole non servono a molto) per trovare la forza di denunciare e rompere l'omertà.
Sempre secondo noi, occorre poi coerenza tra il dire e il fare, e questo significa anche essere intransigenti. Se un politico, un amministratore pubblico è corrotto e/o colluso, non ci si può sedere al fianco nel nome della legalità e della lotta alle mafie. Serve essere fuori dalle logiche politiche, mai essere di parte, altrimenti si darebbe il segnale pericoloso, la cui sola percezione può essere devastante, di operare ed agire per sostenere questo o quello schieramento o bandiera. se si cede al compromesso morale e/o materiale, se si diventa di parte, non si è più credibili!
Certo tutto questo (attinenza e denuncia dei fatti, fare nomi e cognomi, non schierarsi con questa o quella parte politica, essere intransigenti ed uscire dalla furia delle parole) non aiuta a vivere meglio. Lo sappiamo bene. Questo significa essere fuori dai canali di finanziamento istituzionali che la pubblica amministrazione e le Regioni gestiscono. Questo significa anche essere "esclusi" dal circo mediatico che dà tanta popolarità. Se non accetti di essere parte del disegno di un "antimafia" normalizzata, non sarai mai invitato - ad esemopio - alle trasmissioni televisive. Ma se uno sceglie di fare antimafia nei fatti, crediamo non ci sia scelta. O la si fa coerentemente subendo isolamenti e intimidazioni, faticando fatica ogni volta per coprire con l'autofinanziamento le proprie spese...oppure si fa altro! Legittimo....ma lo si dica...non si giochi con le parole, la speranza ed i sogni.
L'antimafia - se "normalizzata" - diventa un business. La prima ad accorgersene è stata proprio la mafia, lo illustrano bene Lirio Abbate e Peter Gomez ne "I complici" e lo ripete anche don Luigi Ciotti sempre più spesso. E' la mafia che sempre più spesso si mette a organizzare mobilitazioni "contro le mafie", che cerca di infiltrarsi, che costituisce cooperative per cercare di riprendersi i beni confiscati.
Ecco perchè occorre attenzione e concretezza.

Maggiori notizie su Telejato www.telejato.it
quellichefannoiltiofpertelejato.blogspot.com

"STO VEDENDO LA MAFIA IN DIRETTA"

di Giorgio Bongiovanni
Ecco perché la strage Borsellino è un omicidio di Stato. Una sola mossa. Durata, forse, una manciata di minuti per far sparire tutto, sino all’ultima traccia, quanto Paolo Borsellino sapeva, aveva capito, cercava disperatamente di provare. Non era infatti sufficiente disintegrare lui, farlo saltare in aria assieme ai ragazzi e ragazze della sua scorta.

Era ugualmente e altrettanto necessario trafugare, sottrarre e far sparire l’agenda rossa del giudice Borsellino. Quella annuale dell’Arma dei Carabinieri da cui il magistrato non si separava mai, quella che conteneva tutte le sue annotazioni più riservate, le più importanti, raccolte nei 56 giorni di corsa estenuante che separano Capaci da Via D’Amelio.
Agnese Piraino Leto, la vedova Borsellino, ha spiegato più e più volte agli inquirenti con quanta attenzione il marito si assicurava di portare sempre con sé quell’agenda sulla quale scrisse anche domenica 19 luglio 1992.
La famiglia si trovava nel villino di Villagrazia di Carini dove il giudice, in tempi che non conosceva più, amava rilassarsi e godere dell’affetto di propri cari. Quello era il primo giorno di quasi riposo dalla morte del collega e amico Giovanni Falcone, il suo “scudo umano”. Anche lui dilaniato da una bomba il 23 maggio con la moglie Francesca Morvillo e i ragazzi della scorta. Non era riuscito a dormire però durante il suo consueto sonnellino dopo pranzo, come raccontano i numerosi mozziconi di sigaretta rimasti nel portacenere. Si era solo ritirato nella sua stanza. Chissà quali e quanti pensieri affollavano la sua mente. Forse gli stessi con cui - racconta la moglie - quello stesso giorno riempì, con la fitta e complicata scrittura, le pagine dell’agenda rossa.
Nessuno tra le persone che gli furono più vicine conosce il contenuto di quelle riflessioni. Non le aveva confidate né ai famigliari né ai suoi colleghi più stretti. Forse per proteggerli.
Qualcun altro, invece, se non sapeva esattamente cosa vi era scritto, lo immaginava e non poteva correre il rischio che venisse reso pubblico.
Mentre via D’Amelio bruciava nell’inferno di corpi e lamiere sparpagliati in ogni dove, un uomo emergeva dal fumo, prendeva la valigetta del giudice per poi riposizionarla, poco dopo, sul sedile posteriore della croma. Leggermente annerita la borsa da lavoro del giudice è rimasta pressoché intatta. Dentro vi era tutto, compreso il costume da bagno ancora umido, ma non l’agenda rossa.
Qualcuno sapeva che era lì dentro.
Qualcuno sapeva di doverla far sparire immediatamente.
Continua

martedì 27 gennaio 2009

DALLA NOSTRA MUSICA PRENDEREMO LA NOSTRA FORZA!!!

Vedo troppa rassegnazione attorno a me...ormai sempre più persone hanno capito il problema ( infatti il problema è questo, non basta raccontarlo, bisogna rendersene conto personalmente ) e che cosa fanno? Si chiudono dietro al fatto che il nostro sistema è fatto così.
Ed iniziano a deprimersi , a soffrire per questa situazione senza invece sfruttare quelle stesse energie per cercare una soluzione....
Io mi dispiace non sono così....ad ogni problema c'è sempre una soluzione , basta pensarci un po' su e magari chiedere aiuto a qualcuno: dalla condivisione di idee i progetti diventano quasi perfetti!

Quindi ragazzi basta rimurginare sul presente ed iniziamo a pensare al fututo.
La nostra cultura ci può fornire l'energia giusta,le canzoni pubblicate in questi anni che per musicalità e testi ci possono far iniziare la giornata con il piede giusto.
Ed è questa la via di uscita ....come lo fu per i neri d'America dalla schiavitù e per tanti altri popoli come leggerete nell'articolo qui sotto.
Ma intanto iniziamo dall'eccellenza....I CENTO PASSI die Modena City Ramblers .



Il seme e la speranza
Scritto da C. Abbondanza
domenica 19 ottobre 2008
"E' con questo titolo che la storica band marchigiana dei Gang ha intitolato il lavoro con cui ha voluto ripercorrere i canti contadini e popolari che hanno portato le generazioni dei nostri padri e nonni a darci un futuro migliore del loro vissuto. Il recupero delle "radici", con un viaggio che riporta ai sogni ed alle speranze, al sudore ed al lavoro, che hanno mosso e permesso quelle grandi conquiste civili e sociali che ci hanno garantito di vivere in un Paese in cui la Costituzione sanciva solennemente i diritti inalienabili di ciascuno e l'uguaglianza di ogni uomo e donna. Ma anche il riappropriarsi di quelle "ali" che permettevano di sorvolare il presente per comprendere che le proprie speranze, individuali e collettive, possono salvare e scrivere il futuro...
Ed in quello stesso lavoro ci riportano al legame con la terra, il rispetto che ad essa si deve e la ricchezza che rappresenta in quanto vita. Già i popoli dell'Africa come le tribù indiane dei pellerossa sapevano che il ritmo della terra è anche il battito del nostro cuore, lo scandire del tempo, la comunione di condizioni e vissuto,... terra che è il mondo, il futuro stesso di ciascuno di noi, con l'aria che la sovrasta e le acque che la disseminano.[...]
Noi crediamo che il futuro valga la pena di essere salvato e scritto, a qualunque costo... altrimenti che senso avrebbe la nostra permanenza su questa terra, con una coscienza anestetizzata o addomesticata che ci impedisce di vedere e rispondere alle ingiustizie che subiamo noi o altri come noi, vicini o lontani che siano. Rifletteteci e mandateci pure a fare in culo se sbagliamo o chiediamo un briciolo di coerenza. [...]
Oggi intorno a noi e lontano da noi, sono in molti a combattere le nostre stesse battaglie, spinti dalle nostre stesse speranze. La "globalizzazione" voluta dalle grandi organizzazioni monetarie e commerciali del Potere ha prodotto una crisi irreversibile, ma ha anche "prodotto" un effetto (a loro) collaterale: la consapevolezza e l'impegno di sempre più individui che ritengono essere l'uomo, con l'ambiente ed il diritto, il centro, il fondamento del futuro. Le tribù del futuro oggi ci sono, sono globalizzate anche queste, ci spiace per il Potere. Ma le tribù, soprattutto nel nostro dannato Paese, devono scacciare quegli innesti che il "sistema" produce per produrne la degenerazione... l'auto-distruzione della coscienza critica per ucciderne l'impegno ed il cambiamento. Le tribù devono sapersi unire, sapersi mobilitare comunemente, diffondendo e ricostruendo quella appartenenza ad una comunità, ad una cultura, diversa.."
FORZA METTIAMOCI AL LAVORO!!!
Articolo completo

mercoledì 21 gennaio 2009

Giusti - Potenti 1-0: Christian Abbondanza assolto perchè il fatto non sussiste

Anche oggi parliamo di intidimidazioni , di diffamazione e di querele: purtroppo in Italia ultimamente funziona così, ogni cosa dirai potrà essere usata contro di te.
Ma finalmente una bella notizia arriva dal web ( io l'ho saputo su facebook praticamente in tempo reale ) Christian Abbondanza ha vinto la causa, è stato "assolto perchè il fatto non sussite" per la querela della sig.ra Capuna-Mamone. Storia complicata la sua....la potrete leggere nell'articolo sottostante.
Ultimamente si fa sempre più fatica a capire di chi fidarsi e chi no: basta una persona che voglia ottenere una cosa ad ogni costo e il destino di chi incontra la sua strada è segnato.
La via più semplice e la diffamazione....basta partire da fatti insignificanti, un atteggiamento denuto in un momento di debolezza, un dubbio sulla correttezza del lavoro svolto, una confessione personale magari fatta in buona fede e la strada è aperta: poi basta aggiungere un po' di bugie di contorno ed il castello di carte è fatto.
Le persone che verranno coinvolte nella storia vedono da lontano l'imponenza di questo e si indignano con quello che considerano il responsabile , senza sapere che basta avvicinarsi un po' di più e soffiare e TUTTO CROLLA!!!
Ma nessuno più prova ad avvicinarsi e studiare i fatti, a volte basta parlare con l'interessato stesso per smorzare ogni dubbio, ma si prende tutto già confezionato sentenza di colpevolezza compresa! Ma basterebbe guardare l'accusato, ricordare difficoltà affrontate insieme : può un nostro amico, una persona che è stata sempre disposta ad aiutarci nei momenti di difficoltà aver fatto tutto questo?
Ma la memoria è troppo corta ultimamente....sempre più corta!
Purtroppo questo è un problema sempre più comune in Italia perchè si è perso il rispetto della persona....e questo ad ogni livello della società , a livello amministrativo , lavorativo ma sempre più spesso anche nella famiglia stessa.
Ma per fortuna sto conoscendo molte persone che non sono così.......grazie a tutti i miei amici virtuali e reali.

"Non cambi mai, non cambi mai..." - prendiamo spunto dall'udienza con la moglie di Gino Mamone"
Scritto da ufficio di Presidenza sabato 27 Settembre 2009
L'intimidazione per le mafie è una costante, proprio come lo è per il Potere. Possono lavarsi i colletti delle camice, possono farsi dottori, manager, politici, imprenditori e amministratori, possono nascondere quelle macchie di sangue delle banconote, ma il vizio dell'intimidazione non lo perdono mai! Proprio come non lo perde, questo vizio, quel Potere corrotto e colluso, e chiunque di questo sia espressione... ogni qualvolta si sentano puntare addosso attenzioni non gradite, cedono all'istinto, alla loro cultura di impunità. Chi lavora per loro assume, inesorabilmente questo stesso modus operandi, pronto a piegare i principi alla necessità di asservimento a cui è chiamato, quando non invece si pone chino per desiderio di assecondamento del desiderio del potente... L'intimidazione però cambia da regione a regione. Al sud possono sparare, tutti sanno che succede e non crea nessun allarme. Al nord preferiscono altri mezzi... ma se il caso anche il piombo o il fuoco fanno la loro comparsa. Ma, nel momento in cui, le mafie sono riuscite a rendersi "invisibili", infiltrandosi e facendosi parte dell'economia cosiddetta legale, non vogliono rischiare di perdere quel velo che le protegge e scelgono altre strade. Soprattutto al Nord non possono permettersi di svelare la loro presenza perché metterebbero a rischio quei legami consolidati con apparati e amministratori pubblici, con società partecipate e Istituzioni, che hanno tanto perseguito e costruito in lunghi anni.
Continua
Sito casa della Legalità

martedì 20 gennaio 2009

Ieri il tritolo, oggi le carte bollate (e truccate)

Se l’Italia non sarà capace di una ribellione democratica, vuol dire che è un Paese già morto e non lo sa, 20/01/09 Carlo Vulpio

E’ tutto chiaro, ma così chiaro, che non serve nemmeno spiegare. Il Csm manda via da Salerno i pubblici ministeri Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani poiché “colpevoli” di avere rispettato la legge, come hanno confermato tre giudici di un tribunale del Riesame della Repubblica italiana.
E’ come affermare il principio che chi non ha rubato o non ha ucciso deve andare in galera, anche in presenza della sentenza di un tribunale che attesti che quella persona non ha rubato e non ha ucciso.
E’ tutto chiaro, ma così chiaro, che non serve nemmeno spiegare. I tre magistrati di Salerno sono stati mandati via dal Csm - e il procuratore Apicella è stato addirittura sospeso dallo stipendio, come non è mai stato deciso nemmeno di fronte a casi evidenti di corruzione - perché hanno fatto il proprio dovere.
Un ministro, quello della Giustizia, Angelino Alfano, si è arrogato un potere che non ha, giudicando “abnorme” e “carente di equilibrio” il provvedimento di perquisizione e sequestro emesso dai magistrati di Salerno nei confronti di magistrati inquisiti di Catanzaro, e il Csm ha risposto: “Obbedisco”. A nulla è valso che il tribunale del Riesame abbia giudicato rispettoso della legge quel provvedimento dei magistrati salernitani. Il Csm ha eseguito e l’Anm ha approvato. Mentre il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che è anche presidente del Csm, non dice una parola. Ma va in Calabria, dove, qualche giorno fa, non manca di sollecitare la gente, che per un momento aveva creduto che fossimo tutti uguali di fronte alla legge, a “reagire contro il crimine organizzato”, con il relativo corollario di insopportabili blablabla. Continua

MERCOLEDi' 28 GENNAIO MANIFESTAZIONE A ROMA A SOSTEGNO DEL PROCURATORE DI SALERNO LUIGI APICELLA organizza l'associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. h 9-14
Per maggiori informazioni ecco il link al gruppo Facebook

lunedì 19 gennaio 2009

...aspettiamo le intercettazioni!!!!



L'allegra coppia D'Alema-Casini ne ha fatta una nuova.....leggete !

“Pm a tempo e meno intercettazioni”
Asse tra D’Alema e Casini: domani lanceranno un piano a cinque punti sulle toghe.
Hanno intenzione di far discutere. E perciò una buona dose di provocazione non gli dispiace. Massimo D’Alema e Pier Ferdinado Casini, attraverso le Fondazioni Italianieuropei e Liberal , lanciano una nuova proposta comune sulla giustizia.[….]
Sulle intercettazioni , ad esempio, tema a cui sono entrambi i leader molto sensibili, le idee che stanno per lanciare potrebbero persino piacere al Pdl. “Le intercettazioni, che oggi possono essere richieste da qualsiasi sostituto procuratore senza limite di spesa, in quanto strumento d’indagine altamente invasivo, dovrebbero essere richieste dal capo dell’Ufficio ed eventualmente disposte da un giudice collegiale”. Ma non basta “in quanto strumento altamente costoso dovrebbero essere sottoposte ad un badget annuale per ciascuna Procura, d’intesa con il Csm, esattamente come avviene con la stenotipia indispensabile per la celebrazione dei processi penali”. Quanto alla pubblicazione indebita piuttosto che prevedere sanzioni penali per il giornalista” si potrebbe fare riferimento alle sanzioni pecuniarie o interdittive previste dal Decreto legislativo 231 sulla responsabilità delle persone giuridiche”. Un incubo per gli editori. Continua.

domenica 18 gennaio 2009

Le piazze le decide la tecnologia.....nel 2009 sono virtuali!!!



E' inutile il computer e soprattutto internet ha cambiato i nostri usi. Ormai abbiamo sempre a disposizione un mezzo di comunicazione e c'è chi ne approffitta in ogni momento: chi aggiorna il proprio stato mentre cucina o tramite iphone mentre aspetta l'autobus. Ed in questa grande piazza stanno arrivando, un po' alla volta, tutti.....naturalmente solo quelli che sanno usare il computer e lo possiedono perchè sappiamo che la conoscenza dell'informatica, soprattutto fra gli adulti, è quella che è ( naturalmente ADSL permettendo!).
Comunque riporto di seguito un bell'articolo tedesco che parlo dello strano caso di facebook che censura foto di madri che allattano ma lascia i gruppi e fans club che inneggiano ai mafiosi.....strana cosa!!!
Perchè purtroppo la mafia è padrona delle nuove tecnologie ed è sempre stata brava ad usarle per i suoi scopi.....
Leggetevelo tutto.....seguendo il link.

Il padrino virtuale ovvero la strana morale di Facebook
Pubblicato sabato 10 gennaio 2009 in Spagna
[El Paìs]

La polizia e il social network si rifiutano di censurare le pagine dei criminali mafiosi Riina e Provenzano
Totò Riina, il vero capo dei capi. Bernardo Provenzano, Santo subito. Questi due gruppi di sostenitori riuniscono un migliaio di utenti di Facebook, il social network per antonomasia, questo presunto paradiso di amicizia dove è proibita la nudità, i giovani chattano e si mostrano le foto mentre i meno giovani si scambiano nostalgici ricordi di scuola.
L’esaltazione nel “Libro delle facce” dei due sanguinari capi della mafia di Corleone si è convertita in uno scandalo di dimensioni globali. I familiari delle vittime di Cosa Nostra, tra i quali quelli dei giudici Falcone e Borsellino, assassinati per ordine di Riina e del suo compare Provenzano, hanno richiesto il ritiro delle pagine. Tuttavia dalla sua sede di Palo Alto (California), Facebook ha invocato una strana morale relativista (tette no, criminali si), e si è rifiutato di censurare i padrini.
La divisione e la sorpresa hanno caratterizzato la reazione italiana. La polizia afferma di non poter intervenire perchè gli unici delitti di opinione perseguibili in Italia sono l’apologia di fascismo e la discriminazione razziale. Tuttavia il procuratore antimafia Pietro Grasso ha annunciato di voler indagare perchè sospetta che non ci sia niente di innocente nella questione: “Probabilmente c’è dietro Cosa Nostra”.
Basta un colpo di mouse e l’amico dell’amico del tuo amico è già tuo amico. Se uno entra in Facebook e digita Riina senza accento, appaiono più di 500 foto di ragazzine finlandesi (si vede che Riina è quasi come Maria in Spagna). Tra queste facce bianche e giovani, salta fuori la faccetta scura e rotonda da campagnolo assassino che ha don Salvatore.
Mettendo più a fuoco, se digitiamo Totò Riina, escono 98 risultati. E allora si vede come 6.223 amici si sono iscritti al gruppo elogiativo dal titolo “Il vero capo dei capi”. Come altri 413 utenti chiedono la sua scarcerazione. E come altri 269 appoggiano la santità immediata di Provenzano, anch’egli condannato all’ergastolo e amico virtuale di 259 persone.
Al terzo posto del podio mafioso figura il capo della Camorra Raffaele Cutolo, con 175 amici. La gran parte di loro ci mette il nome e la faccia. E sono, o almeno sembrano, giovanissimi. Per Natale molti gli hanno inviato auguri via Facebook. “Grande padrino”. “Sei il numero uno”.
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Su facebook i mafiosi sono simpatici
Facebook espelle dalla community vari gruppi neonazisti

sabato 17 gennaio 2009

Porta a Porta continua a produrre fiction, ultimo prodotto "Buon 90esimo compleanno Giulio"

Sicuramente tutti avete letto la risposta di Marco Travaglio a questa puntata.
Qui invece riporto la risposta della redazione di Antimafia 2000, piccolo giornale che fa giornalismo di inchiesta sulla mafia in un paese come il nostro in cui questo tipo di giornalismo non esiste più!
Lavoro duro il loro infatti si devono muovere in un terreno molto delicato ma lo fanno con competenza e determinazione infatti molti degli articoli presenti in questo sito provengono dal loro giornale on line.
Questo giornale ormai ha quasi 9 anni ( Storia di Antimafia 2000)e continua ancora la sua attività a pieno ritmo: i suoi giornalisti non possono contare su grossi stipendi e quasi tutti fanno anche un secondo lavoro.
E' stato chiesto a Lorenzo Baldo , vicedirettore , qual'era il loro segreto.
Racconta che tutto è partito da un gruppo di amici , guidati dal loro direttore Giorgio Bongiovanni: i primi tempi sono stati molto difficili infatti l'inesperienza nel valutare le fondi di informazioni ha giocato brutti scherzi ma il progetto , nonostante le difficoltà, è andato avanti. Anno dopo anno poi la fiducia della gente nei loro confronti aumentava perchè con il loro impegno dimostrava che non erano una meteora ma una realtà fatta per durare......ed ecco arrivare i primi risultati importanti. Il 25 marzo festeggieranno 9 anni.
Mi sembra giusto che anche le loro parole abbiano un pubblico vasto....ecco il loro comunicato.

Spero che questo sia di esempio per tutti.....mollare è sicuramente la strada più facile ma è anche un vicolo cieco!


I deliri di Cossiga per il compleanno di Andreotti

Nella puntata di Porta a Porta del 12 gennaio scorso dedicata ai 90 anni di Andreotti, Francesco Cossiga vomitava senza nominarlo gli ennesimi insulti nei confronti di Gian Carlo Caselli, dando vigliaccamente tutti gli estremi per riconoscerlo.
“In un altro paese – scandiva con veemenza l'ex presidente della Repubblica – lo prenderebbero a calci nel sedere”.
All'interno di una discussione farcita di falsità e mistificazioni relative alla sentenza di assoluzione per Giulio Andreotti, gli ennesimi deliri di un personaggio lugubre come Cossiga hanno risuonato come una campana a morto. Per la libertà e la democrazia del nostro Paese innanzitutto, in quanto non c'era alcun contraddittorio.
Ma anche nei confronti della pseudo intelligenza di chi le pronunciava.
Sicuramente Gian Carlo Caselli ha una colpa. Ed è quella di non essere morto assassinato dai mafiosi su commissione dei molti mandanti esterni cui avrebbe fatto comodo eliminarlo definitivamente.
Quegli stessi esponenti mafiosi nei confronti dei quali il 7 volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti (come sancisce la sentenza di appello e successivamente quella della Cassazione) aveva manifestato fino al 1980 “segni autentici - e non meramente fittizi - di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi”, contribuendo così “al rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto livello del potere legale”.
In un altro paese un esponente politico con un simile “curriculum” giudiziario verrebbe gettato nel cestino della storia nel disprezzo generale.
In un altro paese colui che difende un simile esponente politico verrebbe messo da parte e gli verrebbe impedito di continuare a pronunciare simili falsità. Il nostro totale dispregio va nei confronti di simili personaggi. Nella certezza che la loro ignominia verrà ricordata dalle future generazioni.
Il nostro più sentito sostegno nei confronti invece di uomini come Gian Carlo Caselli e di tutti coloro che dedicano la propria vita a favore della giustizia.

Giorgio Bongiovanni e tutta la redazione di ANTIMAFIADuemila

90 anni ( con la condizionale ) di Marco Travaglio
Link Andreotti, Il Divo,nei panni di Andreotti
Cossiga da wikipedia, La sua idea per fermare movimento studentesco,
Scontro Andreotti-Qui Milano Libera....GRANDE FANNY!!!
Ma è vero che lei è un colluso con la mafia?

martedì 13 gennaio 2009

Un patto Cosa Nostra – ‘Ndrangheta?

Oggi riporto qui in prima pagina il pezzo che mi ha colpito di più di un articolo trovato nella rassegna stampa di 19 luglio 1992 , blog di Salvatore Borsellino (grande vanna Lora che ogni giorno lavora per noi!!). L'articolo è molto tecnico, si riportano nomi di famiglie ed intrecci....cmq molto interessante e chi è interessato lo può trovare a questo Link.
Io riporto solo la parte più preoccupante, la domanda che si pone la giornalista : un patto Cosa Nostra – ‘Ndrangheta?
Io solo una cosa posso aggiungere...niente unisce di più degli interessi economici e di potere.
Tanto poi i patti sono fatti per essere rotti a seconda della convenienza...
In basso il libro "La Società sparente".

Un patto Cosa Nostra – ‘Ndrangheta?
Nei primi mesi del 2008, all’interno della Casa circondariale di Tolmezzo, dove è rinchiuso, il boss Giuseppe Piromalli sfrutta l’ora di socialità per riunirsi e discutere di affari e strategie con altri boss detenuti come lui con i rigori del carcere duro. Tra questi, capi siciliani di Cosa Nostra della portata di Antonino Cinà con i quali si confronta, scrivono i magistrati nel decreto di fermo, in merito allo “speciale regime detentivo di cui all’art. 41bis contro la cui applicazione le organizzazioni mafiose calabrese e siciliana cercano di fare fronte comune attraverso l’elaborazione di una strategia unitaria”. L’episodio, che si riallaccia alle parole pronunciate dall’Arcidiaco, sembrerebbe rivelare l’esistenza di un patto tra Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta. E in questa chiave potrebbero essere letti i contatti privilegiati dei Piromalli con i Santapaola di Catania e soprattutto il recente incontro tra Gioacchino Piromalli, cugino dell’attuale indagato Antonio, e soggetti appartenenti al mandamento di Brancaccio.
Rapporti ancora tutti da vagliare ai quali nello scorso mese di aprile alcuni organi di stampa, a seguito di pericolose indiscrezioni, avevano dato ampio risalto suscitando le ire del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso (vedi articolo “Offensiva Reggio” in ANTIMAFIADuemila n. 58) e le conseguenti reazioni dei boss. Tutto il gruppo dei siciliani, in particolare, ricordano i giudici, “chiedeva di parlare con l’Autorità Giudiziaria di Palermo per chiarire a loro modo il contenuto delle dichiarazioni captate” all’interno del carcere di Tolmezzo. Mentre Giuseppe Piromalli, durante il primo colloquio con i familiari seguito agli accadimenti, si dilungava in precisazioni di comodo sull’argomento e dimostrava la piena consapevolezza che quel discorso era registrato dagli inquirenti.
“...che lo sappia la Distrettuale ... di Reggio Calabria che lo sappia il Ministero ... perché a me il 41 ... mi sta bene”, sono le parole del boss, che ai familiari spiegava: “quando vogliono distruggere qualcuno ... lo Stato ... i Servizi ... sanno come fare...”. Poi, rivolto al figlio, riprendeva ad impartire direttive con quelle mezze parole e quel linguaggio criptico che caratterizzava la maggior parte dei colloqui tra i due uomini d’onore e che dimostra, ancora una volta, come quel regime carcerario non impedisca in realtà ai boss di comunicare tra loro. Sia all’interno del carcere, come i fatti dimostrano, che verso l’esterno. Né di “spezzare definitivamente il potere di controllo dei capi famiglia sugli interessi della ‘ndrina”. Tanto che, lo specifica ancora il documento, “è Giuseppe Piromalli il vero capo della cosca”, sì che il figlio Antonio “per ottenere risposte positive alle sue richieste” deve presentarsi a suo nome.
Ed è proprio l’Antonio a soffrire particolarmente “la difficoltà di mantenere rapporti stabili ed utili” con il padre “a causa della pesantezza del regime carcerario cui era sottoposto”. E soprattutto in quel periodo storico in cui in Gioia Tauro, turbati gli equilibri interni, si avvicendavano attentati e danneggiamenti ad esercizi pubblici, sintomatici dell’approssimarsi di quella crisi che la cosca non si poteva consentire.
E’ in questo precario contesto mafioso che si intensificano i rapporti tra Antonio Piromalli, Gioacchino Arcidiaco e Aldo Miccichè, intorno ai quali ruotano tutta una serie di contatti con personaggi istituzionali o paraistituzionali avvicinati, in primo luogo, per risolvere proprio la posizione di Giuseppe Piromalli.
Perno di quei contatti, lo stesso Miccichè, che ai suoi due “pupilli”, dal lontano Venezuela, mette a disposizione notevoli agganci e preziosi consigli. Primo fra tutti: utilizzare per le proprie conversazioni telefoniche soltanto numeri riservati, intestati a soggetti “puliti” e, in casi estremi, parlare sì, ma facendo ricorso a linguaggi in codice.

LA SOCIETA' SPARENTE Di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio.
"La società sparente" , che denuncia i rapporti fra ’ndrangheta e politica in Calabria, continuando sulla linea di impegno a difesa della propria terra tracciata da Roberto Saviano con "Gomorra".
Scaricato da http://www.lavocedifiore.org/SPIP/

domenica 11 gennaio 2009

Due domande ai barcellonesi....perchè era presente chi infangò il nome di Beppe Alfano alla Commemorazione!?!

Qualche giorno fa Carlo Lucarelli, sempre sensibile alle tematiche antimafia, poneva su “L’Unità” due domande al sindaco di Catania riguardo al pressapochismo e alla negligenza con cui era stata organizzata la commemorazione di Pippo Fava, direttore de “I Siciliani” ammazzato dalla mafia, anche se qualcuno vi dirà che è stato per debiti di gioco. Voi credete ai secondi, mi raccomando, e non leggete quel giornale! Oggi io invece, che non posso scrivere su “L’Unità”, da qui faccio due domande alle istituzioni di Barcellona Pozzo di Gotto. Le pongo al sindaco, al prefetto di Messina, alla Stazione dei Carabinieri, al Tribunale. Mi rivolgo a loro chiedendo perché nessuno abbia bloccato quel massoncello da circolo che ha insultato Beppe Alfano proprio quando la Sicilia tutta si stringeva attorno alla sua famiglia per ricordarlo nel giorno della sua morte. Perché nessuno degli agenti presenti in sala, quelli in divisa e quelli in borghese della Digos, pagati per garantire l’ordine pubblico e per difendere le vittime, non i carnefici, se lo ricordino, abbia afferrato questo elemento indefinito di origine sgarbiana e non lo abbia sbattuto prima fuori dalla sala, e poi in una cella per una bella nottata a rispondere di calunnia e diffamazione. Così, per togliersi un sfizio verso colui che stava infangando pesantemente un uomo che tanto li aveva aiutati durante le loro indagini sui latitanti svernanti a Barcellona. Ora non serve più Beppe Alfano, vero? Che ve ne fate di un cadavere sfigurato? O adesso è più importante non pestare i piedi agli amici di Corda Frates? Vi chiedo delle spiegazioni, se le avete, e se non le avete prendo per buono un imbarazzato silenzio che nulla toglie alle vostre responsabilità gravissime e di gran lunga più pesanti di quelle di un disturbatore su commissione. Ad una ragazza che l’8 gennaio piangeva la morte del padre avete fatto piangere anche quest’oltraggio. Lei no, ma io ve lo auguro con tutto il cuore di subire l’1% di quello che Sonia e la sua famiglia stanno subendo. Con tutto il cuore. Ecco cosa scrive Sonia, che ho sentito demotivata, umiliata, fiaccata da questo agguato mafioso e codardo. Sarebbe stato bello che anche gli altri relatori avessero preso parola e condannato senza appello quelle indegne parole di una tirapiedi qualunque. Sarebbero state parole diverse, obiettive, e non quelle di una figlia che deve difendere suo padre e che può essere fraternamente compatita, tanto è gratis.

"A sedici anni di distanza dalla morte di mio padre, a Barcellona Pozzo di Gotto, siamo stati spettatori dell'ennesima beffa perpretata alla sua memoria. Durante la commemorazione, affolata, oltre che da tanti cittadini per bene, anche dai soliti "amici" di boss e magistrati corrotti presenti per poter riportare le notizie ai loro padroni, un volgare personaggio ha apostrofato mio padre con epiteti poco garbati. Tutto questo accadeva sotto gli occhi indifferenti di forze dell'ordine”.

Dal blog di Benny Calasanzio ( grazie Nick)
La registrazione della giornata di commemorazioni con grandi ospiti come Carlo Vulpio, Gioacchino Genchi, Sonia Alfano, Aldo Pecora di Ammazzateci tutti e tanti altri.
Radio Radicale

PER NON DIMENTICARE: Cuffaro attacca Falcone!!!!


BERLUSCONI: concorso in strage Falcone e Borsellino

Grazie Francesca

Sonia Alfano parla di mafia al nord



Dal blog di Sonia Alfano http://www.soniapresidente.it/

Accade in Senegal
Postato il 10 Gennaio 2009 di Nicolo Conti

Tratto dal sito dell’ Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia

Il Senegal ride di noi. Ad informarcene è Mouhamed Di Gregorio, un cittadino senegalese che si è rivolto a Sonia Alfano per denunciare la grave situazione di instabilità che sta vivendo il suo paese retto da un governo inerte piegato ai voleri dei fondamentalisti religiosi. “M6, una Tv francese molto vista in tutta l’Africa - ci scrive Mouhamed - ha fatto un bel servizio sulla mafia siciliana e alla fine della trasmissione si domandava come mai un uomo come Marcello Dell’Utri, di cui sono stati provati i contatti con la mafia, potesse sedere in parlamento”.
Ce lo domandiamo anche noi.
Mohamed, nella sua accorata lettera, parla anche della situazione politica del suo paese raccontandoci che “Il Sénégal é un paese prevalentemente musulmano e in quanto tale le organizazioni islamiche sono sempre in prima fila nel difendere i diritti dei musulmani. Venerdi’ una bel corteo indetto dagli studenti musulmani ha sfilato tranquillamente per il centro della città. La richiesta fatta é stata di rompere le relazioni diplomatiche con Israele. Ma nella società senegalese le organizazzioni politiche non riescono a mobilitare le persone su questo argomento della guerra: la vera spinta propulsiva viene dalle Moschee e dagli Iman. Anche i partiti della sinistra sembrano vivere una più generale crisi di identità che investe la sinistra nel mondo. Intanto nei prossimi giorni si stanno studiando nuove iniziative fra cui pare un grande concerto di musica con Youssou Ndour. Il Presidente libico Mouammar Kaddafy ha invitato tutti i paesi arabi a sostenere la lotta dei Palestinesi. In Italia - lo hanno notato anche dal Senegal - la Tv informa poco e male, ma é bene sapere che il Presidente libico é di una popolarità straordinaria nell’Africa Sub-Sahariana e ogni suo viaggio da questa parti é un bagno di folla incredibile a vedersi”.
Infine Mouhamed, riporta quanto accaduto a pochi passi da casa sua: “Non posso non parlare di un dramma che si é consumato ieri non lontano da casa mia. Sulla spiaggia di Camberene sono stati ritrovati i corpi di tre ragazze giovanissime. Le tre senegalesi volevano raggiungere l’europa in Piroga e avevano portato i soldi da consegnare agli organizzatori del viaggio. Sono state assassinate e derubate di tutto. Avevano 18 anni e un sogno nel cuore: l’Europa”.
Alle famiglie delle tre ragazze morte nel tentativo di approdare ad una vita migliore esprimiamo il nostro cordoglio dato che nessuno si preoccuperà di farlo poichè in Senegal fatti di questa portata non fanno più notizia ed il mondo “civile” non ha tempo per occuparesene.

La questione morale ieri e oggi

Nel sito 19luglio 1992 oggi è riportata una intervista di Enrico Berlinguer datata 1981, a seguire una intervista di Giuseppe Lumia che parla delle stesso argomento.
Bruttissimo vedere come da allora non sia più cambiato nulla anzi sia peggiorato perche mentre Berlinguer si preoccupava del possesso di un giornale ora TUTTE LE TV , per un motivo o un'altro, SONO NELLE STESSE MANI!!......ve la riporto: spero faccia scattare in voi la voglia di cambiare qualcosa!!!!

ENRICO BERLINGUER e GIUSEPPE LUMIA sulla QUESTIONE MORALE

Nei giorni scorsi L’ISOLA e L’ALCAMESE, quindicinali della provincia di Trapani, hanno pubblicato, con una nota di commento del direttore GIANFRANCO CRISCENTI dal titolo SEMBRA OGGI, una parte della famosa intervista del luglio 1981 sulla questione morale rilasciata da ENRICO BERLINGUER a Eugenio Scalfari per “La Repubblica”.
Nella stessa pagina una interessante intervista di MASSIMO ASTA al senatore GIUSEPPE LUMIA, membro – e già presidente - della Commissione parlamentare antimafia, dal titolo PD E IL PROBLEMA DELLA QUESTIONE MORALE. “Non condivido – dichiara tra l’altro Lumia - l’approccio di Violante che è quello delle oscillazioni della politica legate alle opportunità contingenti e non ad un rapporto reale con la società”.


Sembra oggi
Enrico Berlinguer intervistato da Eugenio Scalfari su La Repubblica, 28 luglio 1981: “I partiti non fanno più politica! La si faceva nel '45 , nel '48 e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, scontri di idee ma illuminate da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c'era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c'era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. Oggi non è più così, i partiti hanno degenerato... i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente: idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passioni civile, zero. Gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune... I partiti hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai-tv, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il Corriere della Sera cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa faccia una così brutta fine... Il risultato è drammatico. Tutte le 'operazioni' che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito e della corrente o del clan cui si deve la carica... La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia di oggi, secondo noi comunisti, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati... Bisogna agire affinché la giusta rabbia dei cittadini verso tali degenerazioni non diventi un'avversione verso il movimento democratico dei partiti.
( continua )

Enrico Berlinguer : sito bellissimo per conoscerlo meglio. Consiglio di leggere qui : Un conservatore ? No, direi proprio di no. Lui aveva intuito il futuro"

sabato 10 gennaio 2009

Caro zio ( acquisito ) Beppe Alfano

Peppe e Paolo Borsellino
giovedì, gennaio 08, 2009
Caro Zio Beppe...

Caro zio (acquisito) Beppe Alfano, t'hanno ammazzato barbaramente 16 anni fa, in una città che oggi è completamente in mano alla mafia, tale che ora anche politici e dubbi magistrati non possono negarlo. C'eri arrivato circa 20 anni prima di loro, ed eri un pazzo. Dicevi che vedevi Nitto Santapaola a Barcellona e ti dicevano che toccavi le ragazzine a scuola. Dicevi che quella cooperativa era un comitato d'affari con infiltrazioni pericolose e ti dicevano che avevi troppe amanti. "Un puttaniere" sei ancora oggi per i ragazzini. Poco male zio, poco male. E poi però t'hanno ammazzato. Se oggi la verità è quasi totalmente affiorata, è merito di tua figlia Sonia, che con una famiglia sulle spalle ha sempre trovato il tempo per te, per darti giustizia che quattro cani mafiosi e quattro colletti sporchi volevano negarti. Ti ha sempre messo davanti a tutto, al lavoro, alle ferie, ai debiti e alle privazioni affrontati pur di portare in giro la tua storia. Spero che tu non possa vedere quello che sta subendo Sonia per non avere mai avuto peli sulla lingua. Spero tu non possa vedere un troglodita pregiudicato scopiazzatore di saggi artistici che cerca quotidianamente di demolirla a colpi di insulti di fronte ai quali, anche l'uomo più corazzato avrebbe momenti di cedimento. Lei no. Ha le spalle larghe la tua Sonia.
"La mancanza di intelligenza, sostanziale e formale, di Sonia Alfano e delle presunte associazioni antimafia, dalle quali sono certo non si sentono rappresentati molti parenti delle vittime, arriva a colpire anche l'assessore Oliviero Toscani, il quale registrando il marchio M.a.f.i.a ha fatto una scelta antimafiosa, paradossale e provocatoria come è nel suo stile."Difficile immaginare che - aggiunge - capiscano lo stile persone che ne sono prive al punto da continuare a parlare in nome di morti che non possono rispondere. Respingo ogni polemica annunciando la commemorazione di Leonardo Sciascia nel ventennale della morte con un grande convegno sul tema "I professionisti dell'antimafia e i finanziamenti pubblici alle loro attività", già sotto inchiesta dopo la questione di don Bucaro del centro Borsellino".

Mentre Sonia stava organizzando il tuo giorno, la tua commemorazione, il tuo ricordo, come fa da anni in un clima intimidatorio e mafioseggiante (in cui i presidi che non lasciano partecipare alla manifestazione i ragazzi sono una perfetta sintesi) doveva anche difendersi da questo pregiudicato biondo che fa impazzire il mondo. Tanto non si vergognerà mai, non avrà mai rimorsi, e soprattutto non capirà mai il dolore della sottrazione violenta, della privazione improvvisa per mano umana dell'affetto più caro. E nonostante le sue becere parole Sonia, ancora, non glielo augura quel dolore. Noi siamo diversi Zio Beppe, non non siamo come lui.

posted by Benny Calasanzio at 1/08/2009
Grazie Nick per la segnalazione

TIRO MANCINO PER ANTONIO MANCINO – RIVELAZIONE CHOC DI CIANCIMINO JR. AI PM: “DOPO CAPACI, L’ATTUALE VICE PRESIDENTE DEL CSM FU “GARANTE” ISTITUZIONAL

– “L’ESPRESSO”: BORSELLINO MORTO PERCHÉ VI SI OPPOSE?…

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza per "L'espresso", in edicola domani

Dopo il «botto» sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una «trattativa» con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune «garanzie istituzionali», tra cui quella che Mancino fosse informato.
E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario. È uno dei passaggi più delicati delle nuove rivelazioni fatte nei giorni scorsi ai pm di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio prediletto di Vito, l'ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano che fu per decenni la longa manus del boss Bernardo Provenzano nel cuore della Dc.
I nuovi verbali, trasmessi subito a Caltanissetta, sono già sul tavolo del procuratore Sergio Lari, che coordina l'ultimo fascicolo rimasto aperto sui mandanti esterni della strage di via D'Amelio e contengono rivelazioni che potrebbero imprimere una svolta alle indagini sull'eliminazione di Borsellino, la pagina più inquietante della sfida mafiosa sferrata contro le istituzioni all'inizio degli anni Novanta.
Gli stessi verbali sono confluiti nella nuova indagine della procura di Palermo sui «sistemi criminali» in azione in Italia durante la stagione delle stragi. E non è escluso che Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, venga chiamato dalle due procure siciliane nelle prossime settimane per fornire la sua versione dei fatti.
Leggi il resto

Altri articoli sul tema Ciancimino Jr svela ai Pm i piani segreti dell'ex sindaco di Palermo
Al di là delle trattative

venerdì 9 gennaio 2009

COLLETTI SPORCHI

Ecco l'introduzione....

COLLETTI SPORCHI di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli
Finanzieri collusi, giudici corrotti, imprenditori e politici a libro paga dei boss. l'invisibile anello di congiunzione tra Stato e mafie. Viaggio nella borghesia criminale guidati da un magistrato sempre in prima linea.
I reati dei colletti bianchi sono complessi, difficili da definire, eppure particolarmente gravi perché, lentamente e inesorabilmente, distruggono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, della finanza, del risparmio, del lavoro.
Sono i crimini che distruggono la democrazia: l’imprenditore che accetta di avere rapporti con la mafia; il politico che si vende alle esigenze di Cosa Nostra; il dirigente dell’istituto di credito che accetta di riciclare denaro di provenienza illecita. Ma anche il private bunker che vende azioni di società a rischio, l’assessore che investe le risorse del proprio comune nei prodotti finanziari derivati, il magistrato che si fa corrompere, il giornalista che fa cattiva informazione finanziaria, il commercialista che falsifica i bilanci, il revisore dei conti che li certifica.
I colletti bianchi- o meglio ,come abbiamo scelto di chiamarli, <<>> - sono un male che tende a crescere, a produrre una metastasi fisica e morale. All’estero, dove la riflessione su questi temi è molto più avanzata che in Italia, è stata persino elaborata una moral theory of white collar crime, che spiega come – in assenza di una seria azione di contrasto – crescano naturalmente gli incentivi a delinquere e abbandonare la legalità.
Il capitalismo selvaggio – di cui le ricorrenti crisi finanziarie hanno permesso di apprezzare i frutti –
la trasformazione dello Stato-nazione in Stato-mercato, la globalizzazione dell’economia, accentuatasi dopo il crollo del Muro di Berlino, hanno conferito importanza sempre maggiore ai colletti sporchi, che possono dirsi a pieno titolo l’élite criminale del terzo millennio.
L’Italia, in termini di crescita esponenziale di questo tipo di crimine, sta conquistando una posizione di rilievo mondiale, un vero e proprio primato. Cosa Nostra , con un giro d’affari di 90 miliardi di euro, e l’ndrangheta, con 44 miliardi di euro di <<>>, dispongono di una rete gigantesca di colletti bianchi che , a cascata, producono un’ economia criminale di dimensioni formidabili.
Il pubblico ministero Antonio Ingroia, che incontreremo tra gli altri nel corso di questa lunga inchiesta, stima che un terzo dell’economia italiana sia infiltrata da capitali di origini mafiose.
Ma si tratta di una stima per difetto, perché il danno prodotto è molto più vasto e la corruzione genera un impoverimento progressivo della nazione.
Non devono quindi sorprendere i dati diffusi nell’ottobre 2008 dalla Caritas Italiana , secondo i quali 15 milioni di italiani sono a rischio povertà e 7,5 milioni vivono già sotto questa soglia. La corruzione costa , e il RISULTATO E’ UN PAESE IN GINOCCHIO , senza risorse morali e materiali, continuamente costretto a cedere porzioni di legalità a settori di un ceto dirigenziale paramafioso e colluso, in grado di controllare ogni aspetto della vita sociale.

Blog di Ferrucio Pinotti Grandi inchieste , wikipedia dice di lui
Luca Tescaroli
Conferenza Quale Italia? con presentazione Colletti sporchi