venerdì 27 febbraio 2009

Sentenza del Tar del Lazio su Pino Masciari

Dopo 50 mesi dalla presentazione del ricorso e dodici anni di esilio, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, ha prodotto una prima risposta per la famiglia Masciari.
Lo diciamo subito: è “interlocutoria“, per cui siamo consapevoli che ci sarà ancora da dire.
Il 23 Aprile è stata infatti convocata un’altra udienza pubblica in merito a nuova documentazione proposta dai Masciari.
Non vogliamo tentare di infilarci in pericolose letture tecniche, ci sono persone molto più competenti ed adatte di noi amici di Pino e Marisa, siamo certi che gli avvocati che tutelano le loro (e nostre) ragioni sapranno farlo nel migliore dei modi insomma.

Però.

Da molto tempo tutti aspettiamo.

E’ il momento di condividere le piccole grandi Vittorie che i nostri amici Pino e Marisa hanno compiuto a tutela loro, di tutti i testimoni e nostra in qualità di cittadini.
Ce lo siamo ripetuto più volte, ma ora lo ribadiamo con più forza:


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Il GRANDE BUCO DEI CONTI DI PALERMO

Il grande buco dei conti di Palermo

Secondo il sindaco Diego Cammarata servono subito duecento milioni
Il 72 per cento del bilancio va via in stipendi ai dipendenti, uno ogni 30 abitanti

...........
In soldoni? Presto detto: su 866 milioni l'anno di spese correnti, il Municipio di Palermo ne scuce 623 (il 72%) per pagare 21.895 dipendenti. Ottomila più di dieci anni fa. Un po' diretti, un po' precari stabilizzati nelle aziende partecipate. Media: un dipendente comunale ogni 30 abitanti. Un carico insostenibile. E ogni giorno più gravoso. Basti dire che alla catastrofica azienda della nettezza urbana, quell'Amia appena salvata dal governo Berlusconi col regalo di 80 milioni di euro nel decreto «milleproroghe» che ha tolto il sonno a tanti sindaci leghisti, c'era fino a poco fa un accordo: un padre poteva lasciare il posto di lavoro al figlio. Col risultato, accusa Maurizio Pellegrino, un consigliere dell'opposizione autore di un esposto micidiale alla Corte dei Conti, «che nel 2008, nonostante il bilancio disastroso e il forte esubero di personale, sono state fatte oltre 400 assunzioni. E che prima d'andarsene, a dicembre, il vecchio Cda ha assorbito altri 80 lavoratori di una ditta privata». Indispensabili? Risponde una tabella che confronta i dati della nettezza urbana di Palermo, Genova e Torino: con la metà degli abitanti, il capoluogo siciliano ha circa mezzo migliaio di dipendenti in più di quello piemontese. Uno ogni 259 abitanti sotto il monte Pellegrino, uno ogni 577 sotto la Mole Antonelliana. Totale dei rifiuti raccolti in un anno per dipendente: 164 tonnellate a Palermo, 220 a Genova, 491 a Torino.

Continua

Pubblicato da Aurelia Gavioli

Come nel film "sliding door"

Come nel film "sliding door" in cui il destino del protagonista cambia completamente se esce da una parte o dall'altra della "porta scorrevole" mi piacerebbe tanto sapere come sarebbe andata a finire per l'Italia se Falcone e la moglie, Borsellino, e tutte le persone che li proteggevano non fossero saltati in aria oppure se si fosse trovata l'agenda rossa... siamo talmente immersi in una realtà oscena che qualunque cosa si riesca ad immaginare sembra sempre molto meglio del presente.

Stamattina inizio la giornata con un articolo di Gian Antonio Stella passato sul Corriere
Tutto questo abnorme numero di dipendenti comunali a Palermo, ma credo in molti altri enti siciliani, ad esempio la regione, vuoi micca dire che rappresenti il frutto dell'elevato numero di voti di scambio ..
Ancora mi chiedo come si potranno cambiare le cose se tanta gente trae profitto diretto dall'essersi venduti ad un sistema così marcio ed invasivo.

Io vorrei che il voto nelle regioni ad alta densità mafiosa non possa influire sulle scelte politiche di una nazione intera; ma poi guardo il comune dove abito e mi accorgo di tante piccole schifezze.. di scambi di favori tra chi è magari a capo di qualche grossa associazione portatrice di interessi economici e chi invece dovrebbe sedere in consiglio comunale per il bene comune ed invece pensa solo al proprio bene e come fare per essere rieletto al prossimo mandato.

IO SO.
Ma per ora non posso dire di più..

Pubblicato da Aurelia Gavioli

Il parlamento 'privato' di Miccichè

IL PARLAMENTO ‘PRIVATO’ DI MICCICHE’
Questo breve dossier si trova nel sito del PRC Sicilia ed è un documento che mi pare abbastanza recente e che analizza i rapporti tra la regione sicilia e le istituzioni e le fondazioni ad essa legata. Se poi sia tendenzioso lascio giudicare ad altri che io non ho le conoscenze per dirlo, ma a prima lettura mi pare interessante.
IL GOVERNO PARALLELO DI CUFFARO:
- SICILIA PATRIMONIO IMMOBILIARE SPA
- SICILIA E-INNOVAZIONE SPA
- IL CERISDI DI MANNINO
- SVILUPPO ITALIA SICILIA
- RISCOSSIONE SICILIA SPA
- UN DIPARTIMENTO PER FAUSTO SPAGNA


I volti senza nome di via D’Amelio
Massimo Ciancimino e Gaspare Spatuzza ricostruiscono nuovi scenari sulla strage. Quando incominciò la trattativa fra lo Stato e Cosa nostra? Prima di quanto ipotizzato finora
di Pietro Orsatti (su left n°3, 23 gennaio 2009)

In questo lavoro torna a spuntare fuori il nome di Vincenzo Paradiso di Sviluppo Italia Sicilia, ma la cui posizione è stata però di fatto archiviata per mancanza di indizi determinanti.
Pubblicato da Aurelia Gavioli

lunedì 23 febbraio 2009

Laboratorio di giornalismo civico

Di Lorenzo Baldo, vicedirettore di Antimafiaduemila ( Progetto Funima International: aiutiamo i bambini del Sudamerica Nota: Antimafiaduemila usa i suoi mezzi per portare avanti 2 progetti colossali, fare giornalismo di inchiesta sulla mafia ed aiutare i bambini del Sudamerica in gravissime condizioni di povertà ( Diario del saccheggio qui ): da oggi in poi ad antimafiaduemila verranno collegati entrambi.....chi ha la possibilità di dare una mano lo faccia, le indicazioni sono nel sito riportato. Grazie )
ANTIMAFIADuemila nasce il 25 marzo del 2000 da un gruppo di amici che condivide lo stesso ideale di giustizia, e soprattutto dalla volontà del nostro direttore Giorgio Bongiovanni, siciliano, che ha unito una personale esperienza spirituale ad un forte impegno civile contro la mafia.
Quello che anima la redazione è uno spirito di servizio che si fonda essenzialmente sulla ricerca della verità sui mandanti esterni nelle stragi del biennio '92/'93. Soprattutto per quanto riguarda la strage di via d'Amelio dove è morto Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina. Una strage che ha visto coinvolti pezzi deviati dello Stato e che è stata sancita da quella “trattativa” tra mafia e Stato alla quale Paolo Borsellino si era opposto con tutte le sue forze.

Laboratorio di giornalismo civico

Joseph Pulitzer è il noto giornalista nato in Ungheria nel 1847 il cui nome da il titolo al prestigioso premio assegnato ogni anno dal 1917 dalla "Columbia University" di New York a giornalisti e scrittori americani, il famoso “Premio Pulitzer”.

L’aforisma che ritengo possa rappresentare uno dei pilastri fondamentali del mestiere di giornalista recita così:

Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.”

Questo è uno dei motivi per cui da quasi 10 anni esiste Antimafia Duemila: portare alla luce fatti, notizie sul fenomeno di Cosa Nostra che ha segnato oltre 200 anni della nostra storia; fornendo una chiave di lettura per comprendere la complessità di questa organizzazione criminale e la sua pericolosità per il futuro della nostra democrazia.

Siamo di fronte a un fenomeno criminale che senza l’apporto di “poteri occulti” non sarebbe riuscito a compiere le azioni più eclatanti che hanno insanguinato l’Italia.
Stragi e omicidi avvolti in una fitta nebbia molto spesso resa impenetrabile da una stampa complice e asservita a quelli che Giovanni Falcone definiva “ibridi connubi fra criminalità organizzata, alcuni centri di potere extraistituzionali e settori devianti dello Stato”.

Ed è in questo “gioco grande” che l’Informazione ha un ruolo strategico.
Oggi come ieri il rischio che corriamo è che l’informazione occultata, falsata o totalmente distorta tenti di cambiare a suo modo il corso della storia.
Il nostro futuro come cittadini del mondo è a un bivio, può prendere una direzione o un’altra a seconda delle volontà di coloro che gestiscono il potere mondiale
:
una direzione di evoluzione pacifica è quella che tutti auspichiamo, ma da quello che succede nel mondo sembra più probabile che l’evoluzione del genere umano prenda una direzione opposta, segnata ulteriormente da guerre e da profonde ingiustizie. E questo grazie anche al potere di controllo dei mezzi di informazione.

Alcuni anni fa il professor Noam Chomsky ha affrontato Il rapporto tra potere politico e verità, intesa come l’immagine del mondo fornita ai cittadini dal sistema dei media”.
Chomsky ha osservato in particolare due aspetti di questo sistema:
- I media non sono lo specchio della realtà che descrivono ma piuttosto i portavoce di una particolare visione della realtà rappresentativa delle élite economiche e politiche ai vertici della società;
- la filosofia dell’intrattenimento (che è la base dell’attività dei mass media), viene considerata da Chomsky come una tecnica per addormentare lo spirito critico degli individui cullandoli in una passività priva di significati.
- Chomsky considera i media come gli strumenti utilizzati, per costruire il consenso, dalle grandi società di comunicazione, nelle mani dei gruppi al potere.

Le notizie che appaiono sui media risultano pertanto filtrate attraverso una sorta di dogana dell’informazione che sceglie le priorità da dare e gli argomenti ai quali offrire maggiore visibilità;
Le società di comunicazione che controllano i media si comportano nei confronti delle leggi di mercato come se fossero normali imprese economiche perseguendo cioè obiettivi prettamente redditizi.

Un problema reale che in Italia viviamo ormai da molti anni, con l’aggravante che qui da noi il potere politico può arrivare a condizionare i Media a volte in convergenza con Cosa Nostra e quegli ibridi connubi con i settori deviati dello Stato che a suo tempo Falcone aveva individuato.

Non dimentichiamoci che nel 2005, secondo il rapporto di Freedom house sulla libertà di stampa, l'Italia era al 79° posto nella categoria “parzialmente libera” (a parimerito con il Botswana - in Africa, unica nazione in Europa insieme alla Turchia). E nonostante nel rapporto del 2007 che faceva riferimento al periodo del dopo elezioni del 2006 vinte da Prodi, l'Italia sia salita di classifica nella categoria “libera”, la situazione attuale è tuttaltro che rosea.

Secondo il rapporto pubblicato dal Comitato Internazionale per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) di un paio di anni fa sette volte su dieci i giornalisti sono deliberatamente uccisi a causa dei loro reportage.

Governi e autorità militari sono responsabili del 27 per cento degli omicidi avvenuti negli ultimi 15 anni. Ma non ci sono solo i giornalisti ammazzati. Ci sono anche quelli in carcere, che oggi nel mondo sono oltre 150. Fino al 2005 la Cina era il paese alla testa della lista, con trentadue arresti.

Di questi, la metà riguardava giornalisti che scrivevano su internet.
Il secondo posto veniva occupato da Cuba, con 32 giornalisti e scrittori incarcerati, la maggior parte dei quali catturati durante i fatti del 2 marzo 2003, quando il governo intervenne con mano dura conto ogni forma di dissidenza.

Per quanto riguarda i giornalisti ammazzati dalla mafia la storia del nostro Paese ne è tragicamente costellata: Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Giuseppe Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano,… uomini calati completamente nella realtà, che hanno sfidato la logica del potere, finendo poi per essere ammazzati.
Come simbolo del coraggio di questi uomini cito un brano dell'ultima intervista di Pippo Fava, direttore de I Siciliani, intervista trasmessa su Rete4 nel programma di Enzo Biagi “Filmstory”, il 28 dicembre 1983, una settimana prima di essere assassinato dalla mafia il 5 gennaio 1984
«Mi rendo conto - diceva Giuseppe Fava - che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione>>.

Pippo Fava come pochi altri aveva compreso fino in fondo il legame indissolubile fra Mafia e Politica, quel legame che aveva sancito la sua condanna a morte come quella degli altri colleghi ammazzati.
Oggi magari in Italia i giornalisti non vengono più ammazzati dalla mafia "fisicamente", ma moralmente si.

Il caso dei colleghi dell’emittente televisiva Telecolor licenziati un paio di anni fa, lo stesso licenziamento del giornalista Marco Benanti per un suo vecchio articolo sulla mafia a Sigonella, o gli attacchi e le condanne subiti da Carlo Ruta per le sue inchieste sono solo gli ultimi della lista. Per non parlare della sospensione dall'incarico di Carlo Vulpio (del Corriere della Sera) che si occupava del trasferimento di Luigi De Magistris. Una vera e propria censura.

Per ritornare al problema del silenzio sulle mafie basta ricordare che il “Segreto” rappresenta il punto di forza principale di Cosa Nostra e qui mi baso essenzialmente sul dossier “Mafia&servizi segreti” pubblicato qualche tempo fa sul nostro giornale.

L’Italia è di fatto una Repubblica fondata sul segreto.
Segrete sono le strategie politiche, segrete sono le organizzazioni criminali, segreta è la verità sulle stragi, segreti sono i servizi che servono a mantenere i segreti.
Segreta è la vera storia del nostro Paese. Segreto è il vero volto della realtà.

Per un semplice motivo: il potere si fonda sul segreto e Cosa Nostra si fonda sul segreto.
Forse nessun paese del mondo cosiddetto civile-occidentale come l’Italia detiene un così alto numero di Segreti di Stato legati a vergognose stragi di cui, a distanza di decine di anni, si conoscono a malapena gli esecutori materiali.
Una tragica “anomalia” che affonda le sue radici nella storia della nostra democrazia.

(Video “I pentiti l'arma vincente contro Cosa Nostra”)


Dopo aver ascoltato chi ha vissuto alcune fasi di questa “trattativa” è doveroso dare la parola a chi per colpa di questo “patto” tra pezzi delle Istituzioni e Cosa Nostra ha perduto la vita. Si tratta di un documentario con alcuni stralci di interventi di Falcone e Borsellino, vi prego di fare attenzione alle parole di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino che in alcuni casi sono tratte da discorsi dei due giudici di 20 anni fa.
Discorsi che di fatto avevano anticipato i tempi. E di cui ne cogliamo la grande attualità nonostante i tentativi di stravolgerne il senso che periodicamente vengono messi in atto da più parti.

(Video “Il potere e la mafia”)


Dopo aver ascoltato queste testimonianze dirette vorrei concludere questo laboratorio con alcune analisi e soprattutto con alcune proposte.

Cominciamo subito con la proposta di pretendere che la lotta alla mafia sia considerata una priorità nell'azione di Governo. Una vera e propria Utopia, vissuta nel biennio del governo di centrosinistra e ovviamente in quello attuale il cui premier, pluri inquisito, viene citato ampiamente nei decreti di archiviazioni per le stragi del '92 insieme al condannato per mafia a 9 anni (se pur in primo grado) Marcello Dell'Utri, suo naturale braccio destro.

(link: http://www.societacivile.it/memoria/articoli_memoria/archiviazione.pdf
Subito dopo è necessario un reale “ridimensionamento” del Segreto di Stato che ancora oggi viene usato e abusato da tutti i governi;
In certi casi (dove pezzi deviati delle istituzioni sono stati complici della mafia o che comunque hanno “coperto” dei reati gravi) se non verrà abolito il Segreto di Stato non avremo mai ne Giustizia ne tanto meno Verità.

E ancora, per rimanere nell’ambito delle proposte da avanzare:
- L’istituzione di una legislazione più snella e priva di lungaggini burocratiche, che favorisca realmente l’erogazione di fondi pubblici da destinare alla nascita e allo sviluppo di iniziative editoriali alternative ai grandi gruppi;

- Una legislazione che di fatto impedisca il radicamento nel territorio di un vero e proprio “monopolio” dell’informazione (come nel caso della Sicilia con l’editore Mario Ciancio Sanfilippo) favorendo al contrario le realtà editoriali indipendenti;

- Una nuova legislazione che regolarizzi il finanziamento pubblico all’editoria nello specifico per quanto concerne l’erogazione dei fondi pubblici da destinare ai giornali cosiddetti “di partito”.

Con l'attuale riforma della giustizia, oltre agli stessi magistrati anche i giornalisti rischiano una vera e propria censura che porta allo svuotamento della libertà di informazione.
I danni che il ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano sulle intercettazioni provocherà sulle indagini e i processi sono devastanti.

Non si potrà più raccontare nulla fino all'inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Neanche le notizie che non sono più coperte da segreto, perché anche su quelle entrerà in vigore il divieto di pubblicazione che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro contenuto.
Non si potrà quindi più riportarli né testualmente né per riassunto.

Si tratta di una legge illiberale e liberticida alla quale come ANTIMAFIADuemila abbiamo già risposto attraverso il nostro sito che come redazione giornalistica ci uniamo a coloro che faranno una vera e propria “disobbedienza civile” continuando a informare i lettori.

Di fatto come spiega benissimo Marco Travaglio, una volta processati non resta che chiedere al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali («Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche», con possibili restrizioni solo in caso di notizie «riservate» o dannose per la sicurezza e la reputazione).

Conclusioni:

Fare oggi giornalismo di inchiesta significa essere pronti alla solitudine e a mille altre difficoltà, a partire da quelle economiche. Vale comunque la pena di farlo o per lo meno di provarci. E questo per rendere onore a chi prima di noi ha difeso fino all’estremo sacrificio il principio della libertà di informazione in nome della giustizia e della verità.

Sul versante del giornalismo antimafia, oltre a Narcomafie di don Luigi Ciotti, ci sono altre realtà editoriali, cito ad esempio: Libera Informazione diretto da Roberto Morrione, Casablanca e U Cuntu diretti da Riccardo Orioles, L’Isola Possibile, Il Pizzino, per non parlare dell'emittente televisiva di Partinico Telejato diretta da Pino Maniaci e tante altre ancora.

Come Antimafia Duemila stiamo anche promuovendo il progetto televisivo di Giulietto Chiesa Pandora Tv, uno spazio di informazione indipendente in onda sulla TV satellitare, su reti regionali e sul web, uno spazio che è nato dall'impegno di professionisti della comunicazione che si battono da sempre per la libera informazione e che si basa sull'appoggio da basso, dalla gente comune che si associa sostenendo.

Oltre a Giulietto Chiesa che ne è il fondatore, tra i primi firmatari vi sono:
Tana de Zulueta, Claudio Fracassi, don Andrea Gallo, Giuliano Giuliani, Udo Gumpel, Sabina Guzzanti, Gianni Minà, Roberto Morrione, Diego Novelli, Moni Ovadia, Lidia Ravera, Ennio Remondino, David Riondino, Caparezza, Francesco Sylos Labini, Antonio Tabucchi, Gianni Vattimo, Vauro, Elio Veltri, Dario Vergassola, Alex Zanotelli e tanti altri. Ma c'è il bisogno di una maggiore partecipazione a livello popolare e su questo punto vi invito a leggere il progetto di Pandora Tv presente sul nostro sito.

Il nostro compito, di ognuno di noi, è quello di sostenere “i giusti”, uomini e donne che si battono per la giustizia; unirci, fare rete, sostenere una causa giusta dando un senso alla nostra esistenza, evitando sterili divisioni che fanno solamente il gioco della mafia.

Joseph Pulitzer diceva che «Una stampa cinica e mercenaria prima o poi creerà un pubblico ignobile» ed è contro questa profezia (purtroppo in parte già avverata), che dobbiamo porre tutti i nostri sforzi nel nome di chi ha pagato con la vita il suo credo per quella che può essere considerata la “missione” di giornalista: informare, denunciare, raccontare i fatti a futura memoria.

Solo con un’Informazione onesta e libera si avranno gli strumenti necessari affinché l’utopia di una società migliore possa realizzarsi attraverso ognuno di noi, attraverso scelte consapevoli a tutti i livelli: da quello politico a quello sociale-morale- sprituale, rendendo così giustizia a tutti quelli che prima di noi hanno pagato con la vita il coraggio delle loro azioni.
A noi giornalisti resta la responsabilità di mantenere vivo quel principio di verità e di libertà per il quale come diceva Pippo Fava vale la pena di vivere.
Lorenzo Baldo

Info: http://www.antimafiaduemila.com/