Peppe e Paolo Borsellino
giovedì, gennaio 08, 2009
Caro Zio Beppe...
Caro zio (acquisito) Beppe Alfano, t'hanno ammazzato barbaramente 16 anni fa, in una città che oggi è completamente in mano alla mafia, tale che ora anche politici e dubbi magistrati non possono negarlo. C'eri arrivato circa 20 anni prima di loro, ed eri un pazzo. Dicevi che vedevi Nitto Santapaola a Barcellona e ti dicevano che toccavi le ragazzine a scuola. Dicevi che quella cooperativa era un comitato d'affari con infiltrazioni pericolose e ti dicevano che avevi troppe amanti. "Un puttaniere" sei ancora oggi per i ragazzini. Poco male zio, poco male. E poi però t'hanno ammazzato. Se oggi la verità è quasi totalmente affiorata, è merito di tua figlia Sonia, che con una famiglia sulle spalle ha sempre trovato il tempo per te, per darti giustizia che quattro cani mafiosi e quattro colletti sporchi volevano negarti. Ti ha sempre messo davanti a tutto, al lavoro, alle ferie, ai debiti e alle privazioni affrontati pur di portare in giro la tua storia. Spero che tu non possa vedere quello che sta subendo Sonia per non avere mai avuto peli sulla lingua. Spero tu non possa vedere un troglodita pregiudicato scopiazzatore di saggi artistici che cerca quotidianamente di demolirla a colpi di insulti di fronte ai quali, anche l'uomo più corazzato avrebbe momenti di cedimento. Lei no. Ha le spalle larghe la tua Sonia.
"La mancanza di intelligenza, sostanziale e formale, di Sonia Alfano e delle presunte associazioni antimafia, dalle quali sono certo non si sentono rappresentati molti parenti delle vittime, arriva a colpire anche l'assessore Oliviero Toscani, il quale registrando il marchio M.a.f.i.a ha fatto una scelta antimafiosa, paradossale e provocatoria come è nel suo stile."Difficile immaginare che - aggiunge - capiscano lo stile persone che ne sono prive al punto da continuare a parlare in nome di morti che non possono rispondere. Respingo ogni polemica annunciando la commemorazione di Leonardo Sciascia nel ventennale della morte con un grande convegno sul tema "I professionisti dell'antimafia e i finanziamenti pubblici alle loro attività", già sotto inchiesta dopo la questione di don Bucaro del centro Borsellino".
Mentre Sonia stava organizzando il tuo giorno, la tua commemorazione, il tuo ricordo, come fa da anni in un clima intimidatorio e mafioseggiante (in cui i presidi che non lasciano partecipare alla manifestazione i ragazzi sono una perfetta sintesi) doveva anche difendersi da questo pregiudicato biondo che fa impazzire il mondo. Tanto non si vergognerà mai, non avrà mai rimorsi, e soprattutto non capirà mai il dolore della sottrazione violenta, della privazione improvvisa per mano umana dell'affetto più caro. E nonostante le sue becere parole Sonia, ancora, non glielo augura quel dolore. Noi siamo diversi Zio Beppe, non non siamo come lui.
posted by Benny Calasanzio at 1/08/2009
Grazie Nick per la segnalazione
sabato 10 gennaio 2009
TIRO MANCINO PER ANTONIO MANCINO – RIVELAZIONE CHOC DI CIANCIMINO JR. AI PM: “DOPO CAPACI, L’ATTUALE VICE PRESIDENTE DEL CSM FU “GARANTE” ISTITUZIONAL
– “L’ESPRESSO”: BORSELLINO MORTO PERCHÉ VI SI OPPOSE?…
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza per "L'espresso", in edicola domani
Dopo il «botto» sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una «trattativa» con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune «garanzie istituzionali», tra cui quella che Mancino fosse informato.
E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario. È uno dei passaggi più delicati delle nuove rivelazioni fatte nei giorni scorsi ai pm di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio prediletto di Vito, l'ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano che fu per decenni la longa manus del boss Bernardo Provenzano nel cuore della Dc.
I nuovi verbali, trasmessi subito a Caltanissetta, sono già sul tavolo del procuratore Sergio Lari, che coordina l'ultimo fascicolo rimasto aperto sui mandanti esterni della strage di via D'Amelio e contengono rivelazioni che potrebbero imprimere una svolta alle indagini sull'eliminazione di Borsellino, la pagina più inquietante della sfida mafiosa sferrata contro le istituzioni all'inizio degli anni Novanta.
Gli stessi verbali sono confluiti nella nuova indagine della procura di Palermo sui «sistemi criminali» in azione in Italia durante la stagione delle stragi. E non è escluso che Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, venga chiamato dalle due procure siciliane nelle prossime settimane per fornire la sua versione dei fatti.
Leggi il resto
Altri articoli sul tema Ciancimino Jr svela ai Pm i piani segreti dell'ex sindaco di Palermo
Al di là delle trattative
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza per "L'espresso", in edicola domani
Dopo il «botto» sull'autostrada di Capaci, nei 56 giorni che separarono l'attentato a Giovanni Falcone da quello a Paolo Borsellino, l'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino sarebbe venuto a sapere che pezzi dello Stato avevano intavolato una «trattativa» con Cosa nostra per far cessare il terrorismo mafioso, in cambio di alcune concessioni legislative: prima fra tutte la revisione del maxiprocesso. Sarebbe stato uno dei protagonisti di quel negoziato, Vito Ciancimino, a chiedere alcune «garanzie istituzionali», tra cui quella che Mancino fosse informato.
E avrebbe ottenuto, attraverso canali tuttora al vaglio dei magistrati, che l'informazione giungesse al destinatario. È uno dei passaggi più delicati delle nuove rivelazioni fatte nei giorni scorsi ai pm di Palermo da Massimo Ciancimino, il figlio prediletto di Vito, l'ex sindaco mafioso del capoluogo siciliano che fu per decenni la longa manus del boss Bernardo Provenzano nel cuore della Dc.
I nuovi verbali, trasmessi subito a Caltanissetta, sono già sul tavolo del procuratore Sergio Lari, che coordina l'ultimo fascicolo rimasto aperto sui mandanti esterni della strage di via D'Amelio e contengono rivelazioni che potrebbero imprimere una svolta alle indagini sull'eliminazione di Borsellino, la pagina più inquietante della sfida mafiosa sferrata contro le istituzioni all'inizio degli anni Novanta.
Gli stessi verbali sono confluiti nella nuova indagine della procura di Palermo sui «sistemi criminali» in azione in Italia durante la stagione delle stragi. E non è escluso che Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm, venga chiamato dalle due procure siciliane nelle prossime settimane per fornire la sua versione dei fatti.
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Altri articoli sul tema Ciancimino Jr svela ai Pm i piani segreti dell'ex sindaco di Palermo
Al di là delle trattative
venerdì 9 gennaio 2009
COLLETTI SPORCHI
Ecco l'introduzione....
COLLETTI SPORCHI di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli
Finanzieri collusi, giudici corrotti, imprenditori e politici a libro paga dei boss. l'invisibile anello di congiunzione tra Stato e mafie. Viaggio nella borghesia criminale guidati da un magistrato sempre in prima linea.
I reati dei colletti bianchi sono complessi, difficili da definire, eppure particolarmente gravi perché, lentamente e inesorabilmente, distruggono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, della finanza, del risparmio, del lavoro.
Sono i crimini che distruggono la democrazia: l’imprenditore che accetta di avere rapporti con la mafia; il politico che si vende alle esigenze di Cosa Nostra; il dirigente dell’istituto di credito che accetta di riciclare denaro di provenienza illecita. Ma anche il private bunker che vende azioni di società a rischio, l’assessore che investe le risorse del proprio comune nei prodotti finanziari derivati, il magistrato che si fa corrompere, il giornalista che fa cattiva informazione finanziaria, il commercialista che falsifica i bilanci, il revisore dei conti che li certifica.
I colletti bianchi- o meglio ,come abbiamo scelto di chiamarli, <<>> - sono un male che tende a crescere, a produrre una metastasi fisica e morale. All’estero, dove la riflessione su questi temi è molto più avanzata che in Italia, è stata persino elaborata una moral theory of white collar crime, che spiega come – in assenza di una seria azione di contrasto – crescano naturalmente gli incentivi a delinquere e abbandonare la legalità.
Il capitalismo selvaggio – di cui le ricorrenti crisi finanziarie hanno permesso di apprezzare i frutti –
la trasformazione dello Stato-nazione in Stato-mercato, la globalizzazione dell’economia, accentuatasi dopo il crollo del Muro di Berlino, hanno conferito importanza sempre maggiore ai colletti sporchi, che possono dirsi a pieno titolo l’élite criminale del terzo millennio.
L’Italia, in termini di crescita esponenziale di questo tipo di crimine, sta conquistando una posizione di rilievo mondiale, un vero e proprio primato. Cosa Nostra , con un giro d’affari di 90 miliardi di euro, e l’ndrangheta, con 44 miliardi di euro di <<>>, dispongono di una rete gigantesca di colletti bianchi che , a cascata, producono un’ economia criminale di dimensioni formidabili.
Il pubblico ministero Antonio Ingroia, che incontreremo tra gli altri nel corso di questa lunga inchiesta, stima che un terzo dell’economia italiana sia infiltrata da capitali di origini mafiose.
Ma si tratta di una stima per difetto, perché il danno prodotto è molto più vasto e la corruzione genera un impoverimento progressivo della nazione.
Non devono quindi sorprendere i dati diffusi nell’ottobre 2008 dalla Caritas Italiana , secondo i quali 15 milioni di italiani sono a rischio povertà e 7,5 milioni vivono già sotto questa soglia. La corruzione costa , e il RISULTATO E’ UN PAESE IN GINOCCHIO , senza risorse morali e materiali, continuamente costretto a cedere porzioni di legalità a settori di un ceto dirigenziale paramafioso e colluso, in grado di controllare ogni aspetto della vita sociale.
Blog di Ferrucio Pinotti Grandi inchieste , wikipedia dice di lui
Luca Tescaroli
Conferenza Quale Italia? con presentazione Colletti sporchi
COLLETTI SPORCHI di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli
Finanzieri collusi, giudici corrotti, imprenditori e politici a libro paga dei boss. l'invisibile anello di congiunzione tra Stato e mafie. Viaggio nella borghesia criminale guidati da un magistrato sempre in prima linea.
I reati dei colletti bianchi sono complessi, difficili da definire, eppure particolarmente gravi perché, lentamente e inesorabilmente, distruggono il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia, della finanza, del risparmio, del lavoro.
Sono i crimini che distruggono la democrazia: l’imprenditore che accetta di avere rapporti con la mafia; il politico che si vende alle esigenze di Cosa Nostra; il dirigente dell’istituto di credito che accetta di riciclare denaro di provenienza illecita. Ma anche il private bunker che vende azioni di società a rischio, l’assessore che investe le risorse del proprio comune nei prodotti finanziari derivati, il magistrato che si fa corrompere, il giornalista che fa cattiva informazione finanziaria, il commercialista che falsifica i bilanci, il revisore dei conti che li certifica.
I colletti bianchi- o meglio ,come abbiamo scelto di chiamarli, <<>> - sono un male che tende a crescere, a produrre una metastasi fisica e morale. All’estero, dove la riflessione su questi temi è molto più avanzata che in Italia, è stata persino elaborata una moral theory of white collar crime, che spiega come – in assenza di una seria azione di contrasto – crescano naturalmente gli incentivi a delinquere e abbandonare la legalità.
Il capitalismo selvaggio – di cui le ricorrenti crisi finanziarie hanno permesso di apprezzare i frutti –
la trasformazione dello Stato-nazione in Stato-mercato, la globalizzazione dell’economia, accentuatasi dopo il crollo del Muro di Berlino, hanno conferito importanza sempre maggiore ai colletti sporchi, che possono dirsi a pieno titolo l’élite criminale del terzo millennio.
L’Italia, in termini di crescita esponenziale di questo tipo di crimine, sta conquistando una posizione di rilievo mondiale, un vero e proprio primato. Cosa Nostra , con un giro d’affari di 90 miliardi di euro, e l’ndrangheta, con 44 miliardi di euro di <<>>, dispongono di una rete gigantesca di colletti bianchi che , a cascata, producono un’ economia criminale di dimensioni formidabili.
Il pubblico ministero Antonio Ingroia, che incontreremo tra gli altri nel corso di questa lunga inchiesta, stima che un terzo dell’economia italiana sia infiltrata da capitali di origini mafiose.
Ma si tratta di una stima per difetto, perché il danno prodotto è molto più vasto e la corruzione genera un impoverimento progressivo della nazione.
Non devono quindi sorprendere i dati diffusi nell’ottobre 2008 dalla Caritas Italiana , secondo i quali 15 milioni di italiani sono a rischio povertà e 7,5 milioni vivono già sotto questa soglia. La corruzione costa , e il RISULTATO E’ UN PAESE IN GINOCCHIO , senza risorse morali e materiali, continuamente costretto a cedere porzioni di legalità a settori di un ceto dirigenziale paramafioso e colluso, in grado di controllare ogni aspetto della vita sociale.
Blog di Ferrucio Pinotti Grandi inchieste , wikipedia dice di lui
Luca Tescaroli
Conferenza Quale Italia? con presentazione Colletti sporchi
Sonia è al telefono con Angelina Manca e si chiede quanti sanno chi era Attilio Manca
Il bello di Facebook e che puoi diventare amica di persone che ammiri. Lo so che è amicizia per modo di dire però è bello poter sapere le loro emozioni, o almeno quello che vogliono condividere perché fortunatamente sei tu che scegli cosa mostrare (ops…....c’è qualche amico che mostra foto compromettenti ....dimenticavo!).
Condivido con voi lo stato di Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia e di cui ieri c'è stata la commemorazione: Sonia è al telefono con Angelina Manca e si chiede quanti sanno chi era Attilio Manca.
Ops ….chi era Attilio Manca?
La curiosità era tanta e mi sono andata ad informare……naturalmente non ne è venuto fuori nulla di buono....ecco i risultati.
Ma prima un breve riassunto della sua storia scritto da Benny Calasanzio Borsellino.
"...forse un giorno vi racconteranno la storia di un medico, un urologo tra i migliori in Italia, che si suicidò 5 anni fa, il 12 febbraio 2004 , nella sua casa di Viterbo. Vi diranno che era un depresso, che era triste, e che decise che forse era meglio farla finita. Lui si chiama Attilio Manca, Dott Attilio Manca. Si iniettò allora, due volte, sui polsi, una miscela esplosiva di alcool, calmanti ed eroina per farla finita. nel polso sinistro però. Lui che era mancino , in punto di morte , scoprì che era abile ad usare anche l'altra mano. mentre entrava in circolo il mix, diede una testata a qualche muro deviandosi il setto nasale. Poi comincio a sbattere in giro per la casa, a procurarsi ecchimosi ed ematomi su tutto il corpo.
Cosparse la casa del suo sangue, sul letto, sotto il letto, mise il tappo alle due siringhe e ne mise una in bagno ed una in cucina. Poi finalmente morì. Suicidio.
Caso chiuso"
C'è più di un legame tra l'operazione alla prostata a Marsiglia del boss Bernardo Provenzano (allora latitante) e la morte a Viterbo dell'urologo barcellonese Attilio Manca. Nello sfondo i traffici di morte di una delle cosche di mafia più potenti di tutta la Sicilia.
Si nasconde a Barcellona Pozzo di Gotto la chiave per svelare due dei misteri di mafia più inquietanti degli ultimi anni. Primo mistero: l'intervento chirurgico a cui si sottopose in Francia il superlatitante Bernardo Provenzano nell'ottobre del 2003. Secondo mistero: l'omicidio in un appartamento di Viterbo - il 12 febbraio 2004 – dell’urologo barcellonese Attilio Manca. Il suo cadavere fu rinvenuto seminudo sul letto, riverso in una pozza di sangue, il setto nasale deviato, il corpo pieno di macchie emostatiche. Stando agli inquirenti, Manca - mancino - si sarebbe iniettato due volte nel polso sinistro una miscela letale di eroina, tranquillanti e alcol. E il caso archiviato.
Personaggi differenti, mondi distanti, ma un'unica storia, forse coincidente. Provenzano giunse in Francia l'1 ottobre 2003. Dopo aver trascorso una ventina di giorni in un appartamento di Marsiglia, il 24 ottobre venne ricoverato nella clinica Casamance di Aubagne, sotto il nome di Gaspare Troia. Provenzano subì una delicata operazione alla prostata e la degenza si protrasse sino al 31. Poi rientrò a Marsiglia e il successivo 4 novembre era già in Sicilia.
Attilio Manca è uno dei primi urologi in Italia ad eseguire un intervento alla prostata per via laparoscopica, una tecnica appresa nell'ospedale Montsouris di Parigi e che si realizza insufflando anidride carbonica nell'addome attraverso l'ombelico. Secondo i genitori, mai rassegnatisi agli esiti delle indagini sin troppo superficiali, potrebbe essere stato Attilio a visitare e assistere il boss in quella trasferta d'oltralpe e successivamente. L'ipotesi dei Manca è rafforzata anche sulla scorta di segnalazioni fatte loro in ambiente barcellonese. ( continua)
Per chi vuole maggiori informazioni eco un paio di articoli
Il giallo sulla morte di Attilio Manca in un libro
Bernardo Provenzano e la morte dell'urologo
Condivido con voi lo stato di Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia e di cui ieri c'è stata la commemorazione: Sonia è al telefono con Angelina Manca e si chiede quanti sanno chi era Attilio Manca.
Ops ….chi era Attilio Manca?
La curiosità era tanta e mi sono andata ad informare……naturalmente non ne è venuto fuori nulla di buono....ecco i risultati.
Ma prima un breve riassunto della sua storia scritto da Benny Calasanzio Borsellino.
"...forse un giorno vi racconteranno la storia di un medico, un urologo tra i migliori in Italia, che si suicidò 5 anni fa, il 12 febbraio 2004 , nella sua casa di Viterbo. Vi diranno che era un depresso, che era triste, e che decise che forse era meglio farla finita. Lui si chiama Attilio Manca, Dott Attilio Manca. Si iniettò allora, due volte, sui polsi, una miscela esplosiva di alcool, calmanti ed eroina per farla finita. nel polso sinistro però. Lui che era mancino , in punto di morte , scoprì che era abile ad usare anche l'altra mano. mentre entrava in circolo il mix, diede una testata a qualche muro deviandosi il setto nasale. Poi comincio a sbattere in giro per la casa, a procurarsi ecchimosi ed ematomi su tutto il corpo.
Cosparse la casa del suo sangue, sul letto, sotto il letto, mise il tappo alle due siringhe e ne mise una in bagno ed una in cucina. Poi finalmente morì. Suicidio.
Caso chiuso"
C'è più di un legame tra l'operazione alla prostata a Marsiglia del boss Bernardo Provenzano (allora latitante) e la morte a Viterbo dell'urologo barcellonese Attilio Manca. Nello sfondo i traffici di morte di una delle cosche di mafia più potenti di tutta la Sicilia.
Si nasconde a Barcellona Pozzo di Gotto la chiave per svelare due dei misteri di mafia più inquietanti degli ultimi anni. Primo mistero: l'intervento chirurgico a cui si sottopose in Francia il superlatitante Bernardo Provenzano nell'ottobre del 2003. Secondo mistero: l'omicidio in un appartamento di Viterbo - il 12 febbraio 2004 – dell’urologo barcellonese Attilio Manca. Il suo cadavere fu rinvenuto seminudo sul letto, riverso in una pozza di sangue, il setto nasale deviato, il corpo pieno di macchie emostatiche. Stando agli inquirenti, Manca - mancino - si sarebbe iniettato due volte nel polso sinistro una miscela letale di eroina, tranquillanti e alcol. E il caso archiviato.
Personaggi differenti, mondi distanti, ma un'unica storia, forse coincidente. Provenzano giunse in Francia l'1 ottobre 2003. Dopo aver trascorso una ventina di giorni in un appartamento di Marsiglia, il 24 ottobre venne ricoverato nella clinica Casamance di Aubagne, sotto il nome di Gaspare Troia. Provenzano subì una delicata operazione alla prostata e la degenza si protrasse sino al 31. Poi rientrò a Marsiglia e il successivo 4 novembre era già in Sicilia.
Attilio Manca è uno dei primi urologi in Italia ad eseguire un intervento alla prostata per via laparoscopica, una tecnica appresa nell'ospedale Montsouris di Parigi e che si realizza insufflando anidride carbonica nell'addome attraverso l'ombelico. Secondo i genitori, mai rassegnatisi agli esiti delle indagini sin troppo superficiali, potrebbe essere stato Attilio a visitare e assistere il boss in quella trasferta d'oltralpe e successivamente. L'ipotesi dei Manca è rafforzata anche sulla scorta di segnalazioni fatte loro in ambiente barcellonese. ( continua)
Per chi vuole maggiori informazioni eco un paio di articoli
Il giallo sulla morte di Attilio Manca in un libro
Bernardo Provenzano e la morte dell'urologo
martedì 6 gennaio 2009
FUORI LA MAFIA DA FACEBOOK
Non il solito social Network, decisamente facebook dimostra anche altri meriti, quello di riuscire ad unire molte persone verso ideali comuni: e qui è iniziata una lotta serrata contro la Mafia di cui parlano giornali nazionali ed internazionali .
Un sito di informazione palermitano dedica inoltre ampio spazio ad una iniziativa partita da Facebook nella notizia ' MAFIA : BOSS SU FACEBOOK MA VIRUS IN AZIONE, APPELLO A PISANO. Tra l'altro i tempi per l'appello scadono oggi : partecipate andando in questo evento O NOI O LORO, 100000 firme contro la mafia dove gli ospiti confermati sono già 25.000 ( necessaria iscrizione a Facebook...per dei consigli cliccate qui).
Quindi aiutiamo questo virus ad agire...già partita anche la petizione a livello internazionale promossa da Ammazzateci Tutti , INTERNATIONAL FACEBOOK'S USERS CLASS ACTION AGAINST ALL MAFIA ORGANIZATIONS.
E questa è la strada giusta, come ripete sempre Pino Maniaci , direttore di Telejato piccola Tv locale di Partinico (Pa) che ogni giorno fa il suo lavoro di giornalista muovendosi addirittura nella tana del lupo! Per maggiori informazioni visitate il sito Quelli che fanno il tifo per telejato.
Riporto le sue parole
"Che fare per combattere la Mafia…
Quel movimento dal basso che ci dovrebbe essere, quello che dovrebbe portare a quella ribellione. Io da sempre continuo a dire che la storia la scrive il popolo e se il popolo a prendere a calci nel culo i mafiosi, a prenderne le distanze cercando di creare una linea di demarcazione, parliamo nei paesi, nei piccoli paesi dove ci conosciamo tutti o nei grande paesi come volete, non ci prendere il caffè insieme, non salutarli, prenderne le distanze, emarginarli , non so a Trapani come si dice da noi si dice …schifiarli, e allora può anche darsi che qualche cosa si incominci a muovere.
Cosa è cambiato da vent’anni e trent’anni fa? Non è cambiato niente perché ci sono ancora pochi coglioni che continuano a cercare di cambiare questa realtà.
Io continuo a dire quando apro il telegiornale, noi non facciamo altro che quello che dovrebbero fare ogni cittadino siciliano onesto."
Pino....hai dimenticato di aggiungere Facebook!! Be' lo facciamo noi per te....ed il giorno dell'anniversario della morte di Beppe Fava, giornalista ucciso per il suo impegno contro la mafia il 5 Gennaio 1984, molti ragazzi si sono uniti per buttarla fuori dal loro luogo di ritrovo preferito facebook.
Ma anche la battaglia reale continua infatti il 9 gennaio si terrà presso Auditorium Salesiani
Via S. Giovanni Bosco, 6 Barcellona-Pozzo di Gotto per il 16 ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI BEPPE ALFANO.
Presenti grandi ospiti alla conferenza "Lo stato della giustizia e dell' informazione a 16 anni dall'omicidio Alfano":
Carlo Vulpio, giornalista de "Il Corriere della Sera"
Gioacchino Genchi, consulente del dott De Magistris e Questore Aggiunto di Palermo ,
Antonio Ingroia, magistrato,
Sonia Alfano, figlia di Beppe e presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia.
Una strada nuova è stata aperta....non molliamola perchè l'arma vincente in questa lotta è la CONTINUITA' e la CONTEMPORANEITA' degli interventi....direi che tra una chiacchiera e l'altra l'iscrizione ai gruppi antimafia si può fare!
Ricordo che l'articolo ed il sito è ricco di link: per chi ha voglia di approfondire.
Un sito di informazione palermitano dedica inoltre ampio spazio ad una iniziativa partita da Facebook nella notizia ' MAFIA : BOSS SU FACEBOOK MA VIRUS IN AZIONE, APPELLO A PISANO. Tra l'altro i tempi per l'appello scadono oggi : partecipate andando in questo evento O NOI O LORO, 100000 firme contro la mafia dove gli ospiti confermati sono già 25.000 ( necessaria iscrizione a Facebook...per dei consigli cliccate qui).
Quindi aiutiamo questo virus ad agire...già partita anche la petizione a livello internazionale promossa da Ammazzateci Tutti , INTERNATIONAL FACEBOOK'S USERS CLASS ACTION AGAINST ALL MAFIA ORGANIZATIONS.
E questa è la strada giusta, come ripete sempre Pino Maniaci , direttore di Telejato piccola Tv locale di Partinico (Pa) che ogni giorno fa il suo lavoro di giornalista muovendosi addirittura nella tana del lupo! Per maggiori informazioni visitate il sito Quelli che fanno il tifo per telejato.
Riporto le sue parole
"Che fare per combattere la Mafia…
Quel movimento dal basso che ci dovrebbe essere, quello che dovrebbe portare a quella ribellione. Io da sempre continuo a dire che la storia la scrive il popolo e se il popolo a prendere a calci nel culo i mafiosi, a prenderne le distanze cercando di creare una linea di demarcazione, parliamo nei paesi, nei piccoli paesi dove ci conosciamo tutti o nei grande paesi come volete, non ci prendere il caffè insieme, non salutarli, prenderne le distanze, emarginarli , non so a Trapani come si dice da noi si dice …schifiarli, e allora può anche darsi che qualche cosa si incominci a muovere.
Cosa è cambiato da vent’anni e trent’anni fa? Non è cambiato niente perché ci sono ancora pochi coglioni che continuano a cercare di cambiare questa realtà.
Io continuo a dire quando apro il telegiornale, noi non facciamo altro che quello che dovrebbero fare ogni cittadino siciliano onesto."
Pino....hai dimenticato di aggiungere Facebook!! Be' lo facciamo noi per te....ed il giorno dell'anniversario della morte di Beppe Fava, giornalista ucciso per il suo impegno contro la mafia il 5 Gennaio 1984, molti ragazzi si sono uniti per buttarla fuori dal loro luogo di ritrovo preferito facebook.
Ma anche la battaglia reale continua infatti il 9 gennaio si terrà presso Auditorium Salesiani
Via S. Giovanni Bosco, 6 Barcellona-Pozzo di Gotto per il 16 ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI BEPPE ALFANO.
Presenti grandi ospiti alla conferenza "Lo stato della giustizia e dell' informazione a 16 anni dall'omicidio Alfano":
Carlo Vulpio, giornalista de "Il Corriere della Sera"
Gioacchino Genchi, consulente del dott De Magistris e Questore Aggiunto di Palermo ,
Antonio Ingroia, magistrato,
Sonia Alfano, figlia di Beppe e presidente dell' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia.
Una strada nuova è stata aperta....non molliamola perchè l'arma vincente in questa lotta è la CONTINUITA' e la CONTEMPORANEITA' degli interventi....direi che tra una chiacchiera e l'altra l'iscrizione ai gruppi antimafia si può fare!
Ricordo che l'articolo ed il sito è ricco di link: per chi ha voglia di approfondire.
sabato 3 gennaio 2009
La riforma della giustizia che piacerà a Cosa Nostra
Scritto da Luca Tescaroli
Mercoledì 31 Dicembre 2008 12:54
L´anno che si sta chiudendo ha visto riesplodere le tensioni tra numerosi settori del mondo politico e la magistratura, a seguito di inchieste e provvedimenti restrittivi nei confronti di detentori del potere di numerose città italiane la cui notizia è prepotentemente deflagrata nei media. Come conseguenza si è riacceso il confronto sulla riforma della giustizia che ha registrato convergenze da parte di esponenti di gruppi politici contrapposti, sfruttando come sponda le gravi vicende che hanno contrapposto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro, che certamente costituiscono un fatto eccezionale.
L´idea di fondo che governa le menti di molti autorevoli esponenti politici è quella di imbrigliare l´azione del pubblico ministero e di limitare l´uso di uno dei più efficaci mezzi di ricerca delle prove: l´intercettazione. Si è detto di rendere non più obbligatoria l´azione penale, di attribuire al Parlamento la scelta dei reati da perseguire, di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, di togliere il vincolo di dipendenza dal pm alla polizia giudiziaria, che dipende dalla compagine governativa, consentendole di indagare autonomamente dopo la presentazione della notitia criminis.
Continua
Luca Tescaroli . anteprima libro 'Perche fu ucciso Giovanni Falcone', conferenza Quale Italia per presentare 'Colletti Sporchi'
Altro materiale da Radio Radicale
Mercoledì 31 Dicembre 2008 12:54
L´anno che si sta chiudendo ha visto riesplodere le tensioni tra numerosi settori del mondo politico e la magistratura, a seguito di inchieste e provvedimenti restrittivi nei confronti di detentori del potere di numerose città italiane la cui notizia è prepotentemente deflagrata nei media. Come conseguenza si è riacceso il confronto sulla riforma della giustizia che ha registrato convergenze da parte di esponenti di gruppi politici contrapposti, sfruttando come sponda le gravi vicende che hanno contrapposto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro, che certamente costituiscono un fatto eccezionale.
L´idea di fondo che governa le menti di molti autorevoli esponenti politici è quella di imbrigliare l´azione del pubblico ministero e di limitare l´uso di uno dei più efficaci mezzi di ricerca delle prove: l´intercettazione. Si è detto di rendere non più obbligatoria l´azione penale, di attribuire al Parlamento la scelta dei reati da perseguire, di separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri, di togliere il vincolo di dipendenza dal pm alla polizia giudiziaria, che dipende dalla compagine governativa, consentendole di indagare autonomamente dopo la presentazione della notitia criminis.
Continua
Luca Tescaroli . anteprima libro 'Perche fu ucciso Giovanni Falcone', conferenza Quale Italia per presentare 'Colletti Sporchi'
Altro materiale da Radio Radicale
Il silenzio di Pino Masciari
“me la faranno rivedere solo al capezzale”
Pino e la sua famiglia sono partiti urgentemente per Serra San Bruno il 31 dicembre, accompagnati dalle forze dell’ordine, perchè raggiunti dalla notizia del grave peggioramento dello stato di salute della madre di Pino.
Ci ha chiesto di scriverlo sul blog per spiegare agli amici perchè non sta rispondendo ai tanti messaggi di questi giorni, cosa alla quale tiene moltissimo.Purtroppo si è avverato quanto Pino ripeteva spesso negli ultimi mesi: dopo anni senza poter vivere con la madre temeva di rivederla solo al capezzale.http://www.pinomascia...
Sembra che per Pino e per la sua famiglia non ci sia un secondo di tranquillità. Stiamogli vicino!
Pubblicato da Omar il 2 Dicembre 2009
Pino e la sua famiglia sono partiti urgentemente per Serra San Bruno il 31 dicembre, accompagnati dalle forze dell’ordine, perchè raggiunti dalla notizia del grave peggioramento dello stato di salute della madre di Pino.
Ci ha chiesto di scriverlo sul blog per spiegare agli amici perchè non sta rispondendo ai tanti messaggi di questi giorni, cosa alla quale tiene moltissimo.Purtroppo si è avverato quanto Pino ripeteva spesso negli ultimi mesi: dopo anni senza poter vivere con la madre temeva di rivederla solo al capezzale.http://www.pinomascia...
Sembra che per Pino e per la sua famiglia non ci sia un secondo di tranquillità. Stiamogli vicino!
Pubblicato da Omar il 2 Dicembre 2009
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